carne delfino taiwan

Le autorità di Taiwan hanno confiscato 7,65 tonnellate di carne di delfino, in una delle più grandi operazioni di sequestro mai condotte nel Paese asiatico. Si trovavano in una fabbrica di prodotti congelati nella città meridionale di Kaohsiung.

A confermare la macabra scoperta sono stati i test sul DNA condotti sui campioni prelevati, che ne hanno confermato l'origine. L'ufficio forestale di Pingtung stima che la carne provenga da 150 animali, macellati per creare delle scorte. Il proprietario della fabbrica ha detto di aver comprato la carne dai pescatori locali. Rischia fino a cinque anni di carcere e una multa di 50mila dollari per violazione delle leggi di tutela della fauna selvatica.

A Taiwan si ritiene tuttora che mangiare animali selvatici, tra cui balene e delfini, sia un toccasana per la salute, ma i cetacei sono protetti da una legge di conservazione del 1989. E 'illegale acquistare animali protetti per qualsiasi scopo. Le indagini sono ancora in corso. Non è ancora chiaro, in particolare, dove i delfini siano stati esattamente catturati e venduti. Taiwan non è poi molto lontana da Taiji, la baia della morte dove si vuole addirittura costruire un parco marino, in cui sarà venduta carne di delfino mentre si assiste ai loro spettacoli.

Purtroppo, però, nonostante le tutele, il commercio illegale della carne di delfino a fini alimentari è una piaga che interessa molti Paesi, tra cui anche il nostro. Proprio di recente, come ricorda il direttore scientifico dell'Enpa, Ilaria Ferri, un servizio televisivo delle "Iene" documentava tali traffici in Italia, svolti con la complicità di ristoratori e clienti.

"Al riguardo - dice Ferri -, è importante ricordare che, trattandosi di una specie particolarmente protetta, il consumo della carne di delfino e di tutti i cetacei è vietato anche in Italia e che, oltre a rappresentare un vero e proprio attentato alla biodiversità dei nostri mari, peraltro già in crisi da anni, può mettere in serio pericolo la salute umana poiché si tratta di "prodotti" venduti sul mercato nero, privi dunque dei necessari controlli sanitari e certamente contaminata dai pericolosi xenobiotici in ragione del diffuso inquinamento marino".

Roberta Ragni

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