Avorio: la Cina ne distrugge oltre 6 tonnellate per combattere i traffici illeciti

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Buone notizie nella lotta contro l'avorio. Oltre sei tonnellate di materiale confiscato sono state frantumate in appositi macchinari dalle autorità della Cina nella città meridionale di Dongguan, dove è localizzato gran parte del commercio, in quella che è stata descritta come la prima distruzione pubblica su ampia scala. Lo scopo è quello di combattere il commercio illegale di zanne di elefante.

Secondo la CITES, il bracconaggio dei pachidermi in Africa potrebbe portare a estinzioni locali se gli attuali tassi di sterminio verranno confermati nei prossimi anni. La situazione è particolarmente grave in Africa centrale, dove i numeri stimati sono il doppio della media continentale.

Per questo la distruzione cinese di ornamenti, sculture e zanne di avorio davanti a giornalisti, diplomatici e ambientalisti ha un'importantissima valenza e mina alle basi il più grande mercato al mondo d'avorio. La domanda è alimentata dalla rapida crescita della seconda più grande economia del mondo, che ha creato una vasta classe media con capacità di spesa sufficiente per acquistare sculture in avorio di pregio come status symbol.

Può costare fino a 2mila dollari al chilo sul mercato nero, tanto che si è guadagnato il soprannome di "oro bianco". Le 6.1 tonnellate distrutte sono, purtroppo, solo una parte dell'avorio illegale detenuto dalla Cina, che non ha voluto rivelare quanto grande sia la riserva totale del Paese. Provenivano da spedizioni provenienti dall'Africa intercettate dai funzionari doganali, ma anche da fabbriche e negozi cinesi.

"Ci congratuliamo con la Cina e l'Amministrazione forestale dello Stato per questo evento, che è una pietra miliare. Il più grande mammifero terrestre che vive sul pianeta si trova ad affrontare una delle più grandi crisi che ha colpito la specie negli ultimi decenni. Le ultime stime parlano di circa 47.000 animali uccisi in Africa solo nel 2011 e 2012", ha commentato Achim Steiner, direttore dell'Unep, ricordando che la comunità internazionale sta esaminando misure per affrontare la crisi, comprese azioni di collaborazione per combattere il commercio illegale di fauna selvatica e legname pregiato.

Roberta Ragni

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