pompei

Nell’immaginario più comune abbiamo sempre pensato agli antichi romani come a persone che si nutrivano esclusivamente di cereali, legumi, uova, poca carne, verdure, uva e altra frutta disponibile nelle loro zone. Invece sembra proprio che dobbiamo ricrederci…

Una nuova scoperta fatta da alcuni archeologi dell’Università di Cincinnati (Usa) a Pompei, la città sepolta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C, ha portato alla luce un’altra verità. Oltre che tutti i classici alimenti della dieta mediterranea i romani amavano cibarsi anche di ricci di mare e alimenti esotici come fenicotteri e giraffe. Proprio di una giraffa, infatti, è stata ritrovata una coscia macellata, la prima rinvenuta in Italia in una città romana.

E non pensate che questo fosse cibo d’elité, infatti gli scavi effettuati dal team americano vanno avanti da oltre 10 anni in zone della città sepolta considerate “popolari” dove venivano venduti cibi e bevande, si cucinava e c’erano degli antichi ristoranti, frequentati piuttosto da classi medio basse della popolazione.

"Il fatto che questa parte della giraffa, macellata, si sia trasformata in un residuo di cucina in un comune ristorante di Pompei non solo ci dà testimonianza della tradizione a lunga distanza relativa ad animali esotici e selvaggi, ma anche della ricchezza, della varietà e dell'assortimento di una dieta non di élite” ha commentato Steven Ellis, insegnante all’Università di Cincinnati.

I resti di questi cibi particolari sono stati individuati dai ricercatori in quelle che erano le antiche fogne della città e risalgono al IV secolo a.C, momento di massimo splendore di Pompei. Oltre ai resti di questi animali sono state ritrovate tracce di spezie provenienti dall’Indonesia, testimonianza quindi di scambi commerciali fiorenti e di interesse per tutto quanto fosse di origine esotica.

"L'immagine tradizionale di una massa di poveracci che girava per le strade alla ricerca di qualsiasi scarto di cibo non corrisponde alla realtà, quanto meno alla realtà di Pompei" ha concluso Ellis.

Francesca Biagioli

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