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Taiji, la città giapponese tristemente nota per il massacro dei delfini, aprirà entro 5 anni un parco marino di grande dimensione, dove i visitatori possono nuotare o andare in kayak con 50-100 in cattività. L'obiettivo è chiaro: aumentare le entrate per questa città di pescatori che continua ancora a giustificare la caccia ai delfini come qualcosa di 'culturale'.

Così, mentre i turisti si affolleranno in questo nuovo e imponente santuario marino di 28 ettari, delfini e piccole balene continueranno ad essere macellati proprio dietro l'angolo, nella Hatakejiri Bay, tristemente nota come 'The Cove'. Il funzionario del governo Masaki Wada lo ha detto senza mezzi termini: lungi dall'aver ceduto alle pressioni di ambientalisti che vogliono porre fine a una caccia annuale che trasforma le acque rosse di sangue, il progetto è finalizzato proprio ad aiutare a sostenere questa pratica abietta.

"Già utilizziamo i delfini e le piccole balene come fonte di turismo nella baia dove ha luogo la caccia al delfino. In estate bagnanti possono guardare i mammiferi che vengono rilasciati in uno apposito e ora abbiamo in programma di farlo su scala più ampia. È una parte del piano a lungo termine di fare di tutta la città di Taijiun parco, dove si può godere della visione dei mammiferi marini, degustando vari prodotti del mare, tra cui balene e carne di delfino", spiega Masaki Wada.

"L'intero progetto si basa sul concetto che si possono sfruttare i delfini e le balene liberamente come loro risorsa, ma i mammiferi non appartengono a Taiji. I mammiferi marini migrano attraverso gli oceani e l'opinione pubblica internazionale ormai sa che la fauna selvatica dovrebbe vivere liberamente. Il accenderà solo altre proteste sulla caccia ai delfini. Se vogliono avere più turisti, possono ad esempio mostrare le belle navi baleniere utilizzate nei tempi antichi, mostrerebbero la loro tradizione senza accendere più polemiche", controbatte Nanami Kurasawa, segretario generale dell'associazione ambientalista locale IKAN, Iruka & Kujira (delfini e balene) Action Network.

Anche la Cove Guardian Melissa Sehgal risponde, ricordando i numeri e le modalità della mattanza che ogni vanno va in scena a Taiji, dalle pagine del suo nuovo blog per l'Huffington Post UK: "Questi delfini e balene saranno spinti, cacciati e strappati dalle loro madri, fatti prigionieri e alimentato con pesci morti in cambio dell'esecuzione di esercizi di addestramento quotidiani. Un delfino addestrato si può vendere per fino a 150,000 -200,000 dollari. Anche se è illegale negli Stati Uniti di importare un delfino selvatico, molti Paesi in tutto il mondo continuano a comprare i loro delfini da Taiji per parchi marini, delfinari e programmi di nuoto con i delfini, pur sapendo la loro origine". I restanti membri, quelli indesiderati e di minor pregio, verranno uccisi.

Gli addestratori di delfini sostengono di amarli, ma a Taiji se ne vanno mano nella mano con quelli che i delfini li catturano e li macellano per il consumo umano. Il sindaco di Taiji, Kazutaka Sangen, continua a sostenere che il "metodo di enervazione" per la macellazione è del tutto umano, indolore e veloce, eppure tutte le prove dimostrano il contrario. In pratica, delfini e balene vengono spinte nelle acqua poco profonde in modo da rendertli inermi. Una sbarra di metallo viene battuta sulla loro spina dorsale per paralizzarli. Per nascondere il sangue, un tappo di legno viene inserito nella ferita aperta. In questo modo, i delfini sono spesso ancora coscienti mentre vengono trasportati verso il macello.

Il 6 ottobre 2013, dopo che erano stati tenuti prigionieri in condizioni climatiche estreme per più di due giorni, 16 globicefali sono stati abbattuti. Sono le ultime vittime della baia della morte, prossima sede di un parco marino con carne di delfino nel menù.

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Roberta Ragni

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