Sparare ai bracconieri per salvare gli elefanti. È questa la proposta della Tanzania per combattere il commercio illegale di avorio e debellare i gruppi armati di ribelli che uccidono fino a 70 pachidermi al giorno. A chiedere l'esecuzione sommaria è stato, Venerdì scorso, il ministro della Tanzania per le Risorse Naturali e del Turismo, Khamis Kagasheki, con un disegno di legge in presentazione all'Assemblea Nazionale il prossimo mese.

La Tanzania ospita un quarto di tutti gli elefanti dell'Africa, ma, secondo le stime, il Paese ha perso più della metà della sua popolazione rispetto al 2007. Tra il 2009 e il 2011, si è classificato come il primo esportatore mondiale di zanne nel mercato nero. Questa durissima posizione segna un rapido voltafaccia rispetto allo scorso anno, quando il governo presentò alla CITES la sua richiesta di poter vendere più di 100 tonnellate della sua enorme riserva d'avorio, proposta prima respinta e poi ritirata nel gennaio di quest'anno.

Per Kagasheki, però, le attuali leggi sono state fin troppo clementi e i criminali hanno approfittato delle numerose scappatoie. "I bracconieri devono essere severamente puniti perché sono persone spietate che uccidono arbitrariamente la nostra fauna selvatica e, talvolta, anche i guardacaccia", ricorda il ministro, consapevole del fatto che attirerà le ire e le polemiche di mezzo mondo.

"Ora i presunti attivisti per i diritti umani faranno un putiferio, sostenendo che i bracconieri hanno diritto di essere processati nei tribunali come qualsiasi altra persona, ma, diciamocelo, i bracconieri non solo uccidono gli animali selvatici: di solito non esitano a sparare neanche sulle persone innocenti", continua Kagasheki, avvertendo che i cacciatori di frodo hanno ricche organizzazioni internazionali alle spalle, che li equipaggiano di armi avanzate e pagano loro la migliore assistenza legale.

Accade, quindi, che molto spesso i colpevoli vengano assolti e, per la Tanzania, l'unico modo per risolvere il problema è ucciderli sul posto. In verità non si tratterebbe nemmeno del primo Paese a consentire l'apertura del fuoco: anche lo stato indiano del Maharashtra permette alle sue guardie forestali di sparare ai cacciatori a vista per frenare gli attacchi su tigri, elefanti e altri animali selvatici. Ma il bracconaggio, che nella maggior parte dei casi è solo figlio della povertà, va risolto con mezzi così repressivi? O a rimetterci saranno solo e soltanto i più deboli e sfortunati?

Roberta Ragni

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