delfini rimini

Quattro delfini appartenenti alla specie " Tursiops truncatus", meglio conosciuta come delfino dal naso a bottiglia, sono stati sequestrati dal Corpo forestale dello Stato, Servizio Centrale CITES e personale del Comando Provinciale forestale di Rimini. Si trovavano presso il delfinario di Rimini, chiuso al pubblico dal mese di agosto, in seguito ad un'indagine svolta del Servizio Centrale CITES a fine luglio.

L'intervento, che aveva visto la sinergia di una Task Force interministeriale composta da funzionari del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, da medici veterinari del Ministero della Salute e da esperti di mammiferi marini, e che era mirato a verificare il rispetto della normativa in materia di giardini zoologici, ha portato all'accertamento di diverse irregolarità amministrative, a causa delle quali, il Corpo forestale dello Stato ha elevato sanzioni amministrative per circa 18.000 euro.

I MALTRATTAMENTI - Tra le irregolarità riscontrate ci sono l'assenza di riparo dal sole e dalla vista del pubblico, la carenza di un adeguato sistema di raffreddamento e di pulizia dell'acqua, nonché la presenza di vecchie vasche di contenimento irregolari non adatte a consentire un adeguato movimento dei tursiopi e a garantirne la salute fisica e psichica, costretti ad una convivenza coatta nel gruppo sociale dove erano inseriti.

I delfini, per di più, non erano sottoposti ad un idoneo programma di trattamenti medici veterinari come testimonia l'assenza di vasche predisposte a tal fine, o adibite alla quarantena o ad ospitare le femmine durante il periodo di gravidanza e allattamento. Oltre a questi illeciti, spiega la Forestale, è stato ipotizzato anche il reato di maltrattamento animale.

Come denunciano LAV, Enpa e Marevivo, i cetacei sono stati anche sottoposti ad un livello ed a frequenze di suoni altamente invasivi causati da concerti e manifestazioni ludico-circensi. E la struttura ha effettuato, inoltre, pseudo programmi di pet therapy del tutto vietati dalla norma, ignorando così le motivazioni sanitarie e di prevenzione dei potenziali rischi poiché i delfini, nonostante in cattività, sono e restano animali selvatici e molto pericolosi - non sono di certo pet -, sebbene costretti ad essere addestrati per compiacere il pubblico. Non vi e', inoltre, alcuna evidenza scientifica relativa alla efficacia di simili progetti.

TRASFERITI A GENOVA - Il sequestro, quindi, è solo una parte di una lunga vicenda. È stato disposto dal Giudice per le Indagini Preliminari di Rimini su richiesta dalla Procura della Repubblica dello stesso Tribunale e prevede il trasferimento dei quattro delfini sequestrati, due femmine e due maschi, il più piccolo di circa sei anni, presso l'Acquario di Genova. Appena giunti, i delfini verranno inseriti nelle due vasche curatoriali, non visibili al pubblico adiacenti la vecchia vasca espositiva per effettuare il consueto periodo di quarantena.

Durante questo periodo di acclimatamento il personale veterinario e acquariologico della struttura potrà effettuare tutti i controlli veterinari necessari al monitoraggio dello stato di salute degli animali e prestare tutte le cure di cui questi avranno bisogno. Difficile ipotizzare un finale alternativo per questi animali, il cui ritorno in natura sarebbe difficile. Così, sono finti insieme agli altri delfini di Gardaland nell'ennesima struttura privata.

IL NUOVO DELFINARIO DI RIMINI - Ora le associazioni LAV, Enpa e Marevivo si appellano al Sindaco di Rimini affinché non conceda alcuna eventuale autorizzazione alla realizzazione di un nuovo delfinario a Rimini. "Siamo certi che il Primo cittadino saprà farsi garante della legalità, anche in questa delicata fase - affermano LAV, Enpa e Marevivo - Del resto da lungo tempo abbiamo segnalato inaccettabili irregolarità in questa struttura, tanto da chiederne l'immediato sequestro e la sua chiusura definitiva, anche per esercizio abusivo delle attività al pubblico poiché la struttura non possiede i requisiti previsti dalle normative vigenti in materia".

Da parte sua, la struttura tenta di difendersi, dicendo che attende dal Comune l'autorizzazione a costruire una vasca aggiuntiva, che poteva realizzare fin dalla sua apertura quasi 45 anni fa. I delfinari, però, ribadiscono le associazioni, "non hanno alcun valore educativo né tanto meno scientifico come è ampiamente dimostrato dalle ricerche condotte in numerosi Paesi. Chiediamo inoltre che si proceda nei confronti degli altri delfinari di Riccione, Fasano e Torvaianica".

DA DOVE VENGONO QUESTI DELFINI? Alcuni nascono in cattività, con appositi programmi di riproduzione, altri sono trasferiti da una struttura all'altra. E molti vengono rubati direttamente alla natura, come in questi giorni sta accadendo a Taiji, nella baia cosiddetta della morte. Proprio ieri Sea Shepherd ha denunciato l'uccisione di circa 30 adulti di globicefalo, mentre giovani e cuccioli sono stati risparmiati alla mattanza, ma condannati a una morte in mare in assenza degli adulti del loro pod. Queste barbare uccisioni sono strettamente correlate con i delfinari, che nella baia fanno incetta degli esemplari più forti e belli da fare esibire a pagamento nelle loro strutture.

Roberta Ragni

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