cavalli unicorno

I cavalli, in aiuto di chi soffre di ludopatia, stalking, mobbing e altri disagi sociali. Nasce a Perugia “Qua la briglia”, l'iniziativa che collaborazione con la Scuderia Unicorno di Corciano, si occuperà del recupero dei malati di gioco grazie a questi splendidi e sensibili animali.

Questi ultimi, a loro volta, sono vittime di maltrattamenti e abbandoni, scampati al macello e alle corse clandestine grazie alla Scuderia Unicorno, che li ha ospitati, aiutandoli a diventare 'tutor', in grado di offrire sostegno e aiuto alle persone vittime di dipendenze e disagi.

L'iniziativa è stata ideata dalla Provincia di Perugia e da Adoc. Offrire una nuova possibilità ai cavalli salvati dalla violenza e all'uomo, vittima di dipendenze di vario tipo, e soprattutto da video-slot, Gratta e Vinci e gioco d’azzardo compulsivo.

Come? Attraverso un percorso che insieme al cavallo aiuta a contrastare il rischio di emarginazione e di isolamento sociale, e al tempo stesso mira a far ritrovare alle persone in situazioni di disagio la propria autostima con attività stimolanti e di socializzazione.

I cavalli ‘salvati’ provenienti da situazioni critiche di abbandono o maltrattamento, opportunamente riabilitati ospitati presso la scuderia dell’Unicorno saranno gli interpreti fondamentali del progetto dimostrando ancora una volta come un animale ‘dismesso’ è in realtà una creatura dalle molteplici qualità, che trova e da serenità nel pieno rispetto della loro natura ed individualità”, ha spiegato il Presidente della Provincia di Perugia, Marco Vinicio Guasticchi, nel corso della conferenza stampa tenutasi ieri.

Il progetto ‘Qua le briglie’ va a completare il lavoro che sta conducendo lo Sportello Adoc – sono state le parole del vicepresidente Aviano Rossi -. Ma tutto ciò sottende una situazione sociale allarmante, che non può essere lasciata in mano al solo volontariato. La società in cui certi disagi sono maturati ha anche il dovere di porre riparo”.

Il testimonial del progetto sarà il pluridecorato Iglesias, il cavallo rapito e poi ritrovato e diventato il simbolo dell’ippica “made in Umbria”.

Francesca Mancuso

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