Cani detenuti in un canile rumeno

In Romania arriva lo sterminio di massa. Il parlamento ha votato ieri la nuova legge per la gestione del randagismo, con tempi da record e la grande maggioranza dei voti. Nelle strutture pubbliche ora i cani verranno uccisi dopo 14 giorni, a meno che le amministrazioni non abbiano le risorse per mantenerli all'interno dei canili per un periodo maggiore.

Le ragioni di questo inaspettato e triste epilogo? La tragica morte di un bambino di 4 anni, ucciso la scorsa settimana da un branco di cani randagi in circostanze poco chiare, ha dato l'opportunità ai politici romeni di approvare una legge pro-uccisioni senza quasi alcuna protesta da parte della popolazione. La legge in questione era rimasta ferma in Commissione senza una ragione plausibile per ben 20 mesi, e a nulla erano valse le pressioni degli animalisti per accelerarne la promulgazione.

Ma ora, facendo leva sull'ondata emotiva provocata dalla terribile morte del bambino, tutti i partiti politici – anche quelli che precedentemente si erano dichiarati favorevoli ad un approccio diverso – hanno votato a favore della legge pro-uccisioni. Solo pochi sindaci, fra cui quelli di Timisoara e Sibiu, hanno preso posizione contro l'eutanasia dichiarando di non considerarla uno strumento efficace per la risoluzione del problema del randagismo.

"Il comune di Bucarest ha ucciso 144.000 cani dal 2001 al 2007 – afferma Sara Turetta, presidente di Save the Dogs – e ha speso 14 milioni di euro per l'attuazione del programma. Dopo che la legge contro le uccisioni venne approvata nel 2008, l'Amministrazione Pubblica ha continuato a spendere oltre 3 milioni di euro all'anno, finiti nelle casse del dipartimento per il randagismo, effettuando non più di 6.000 sterilizzazioni all'anno, un numero assolutamente ridicolo. Ora tutti dichiarano che la strategia della sterilizzazione ha fallito ma questa misura non è stata applicata in maniera intensiva e tutte le altre indicazioni dell' Organizzazione Mondiale della Sanità e della UE sono state ignorate".

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Peccato, però, che né l'identificazione degli animali di proprietà, infatti, né la loro sterilizzazione obbligatoria siano mai state introdotte. L'Enpa si chiede: "com'è possibile che nel 2013 un Paese membro dell'Unione Europea possa anche solo pensare di contrastare il randagismo ricorrendo mettendo a morte animali innocenti, che saranno così chiamati a pagare, e ad espiare, colpe non loro?". Sterminare i randagi, misura inaccettabile e contraria ad ogni principio di civiltà, non ha mai risolto e non risolverà il "problema-randagismo", che si combatte unicamente con una serie politica di sterilizzazioni e di adozioni.

Roberta Ragni

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