lontre ecosistema

Le lontre marine possono contribuire a proteggere dall'inquinamento mari e oceani. Questi mammiferi marini, con il loro comportamento, aiutano a porre rimedio ai danni causati da noi esseri umani alle acque del pianeta. Sotto accusa è soprattutto l'impiego di sostanze inquinanti in agricoltura.

L'inquinamento provocato dall'agricoltura industriale e convenzionale provoca infatti l'accumulo di sostanze come fosforo e azoto, che portano alla formazione di alghe indesiderate. Le alghe ostacolano il passaggio attraverso l'acqua della luce solare, che così non può raggiungere la vegetazione subacquea, ostacolandone lo sviluppo. Inoltre, introducono sostanze tossiche nella catena alimentare ed impoveriscono l'acqua di ossigeno.

Questo processo di accumulo di azoto e fosforo, noto come eutrofizzazione, trasforma le limpide acque costiere in zone che appaiono quasi paludose. In California, nella zona di Elkhorn Slough, si assiste ad un contenimento del fenomeno, grazie alla presenza di lontre marine. L'area, circondata da aziende agricole, vede l'accumulo di grandi quantità di fertilizzanti a base di azoto, eppure la vitalità di animali e vegetali non viene disturbata.

Le lontre marine sarebbero la soluzione per preservare le acque dall'inquinamento agricolo. Brehnt Hughes, esperto dell'Università della California, si è occupato di studiare i dati raccolti nel corso di cinquant'anni, per confrontare le differenze tra le aree caratterizzate dall'assenza o dalla presenza di lontre. Le lontre sono in grado di dare inizio ad una reazione a catena che riduce la formazione di alghe indesiderate, determinata in particolar modo dalle loro abitudini alimentari.

Quando le lontre marine sono presenti negli habitat acquatici, gli ecosistemi risultano in equilibrio. Ecco una nuova importante motivazione per proteggere le lontre, che si trovano tutt'ora ad alto rischio di estinzione. Ora, a seguito della scoperta, in alcune zone del mondo, come il Messico, le lontre vengono lasciate libere di proliferare, nella speranza che possano raggiungere nuovamente i numeri della loro popolazione originaria. Lo studio in questione, che porta il titolo di "Recovery of a top predator mediates negative eutrophic effects on seagrass", è stato pubblicato dalla rivista PNAS.

Marta Albè

Fonte e Foto: National Geographic

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