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L'Iran non è un paese per cani. Lo stato medio orientale potrebbe presto inasprire le già pesanti restrizoni per gli animali da compagnia e vietare loro di camminare in pubblico o essere portati in giro in auto, se un disegno di legge a dir poco criminale venisse approvato.

Dopo le minacce del 2011 di rendere effettivamente illegale possedere un cucciolo, con l'obiettivo di mettere un freno a "un problema culturale" nato dalla "cieca imitazione della volgare cultura occidentale", è la prima volta che l'ombra minacciosa di una legge ufficiale, mai approvata fino a ora anche grazie dopo l'opposizione di alcuni legislatori e attivisti per i diritti degli animali, comincia a farsi sempre più reale.

Perché, come ha spiegato nel 2010 il grande ayatollah Naser Makarem Shirzi, avere un cane danneggerebbe i valori sociali: "molte persone in Occidente amano i loro cani più di mogli e figli", avvertiva l'ayatillah, che era riuscito ad ottenere dal Ministero della Cultura il divieto di pubblicare annunci e pubblicità sugli animali da parte dei media. Ma tutto questo non era servito a nulla e le famiglie iraniane, dal grande cuore, che hanno scelto di condividere la loro vita con i pelosi sono continuate ad aumentare, non curanti degli appelli dell'autorità alla violazione di presunte norme di igiene pubblica.

Ora però, a quanto pare, per proteggerli rischiano di doverli segregare nei propri appartamenti, per evitare che gli "esseri immondi" vengano loro sequestrati o persino giustiziati se trovati in giro per le strade. Per questo alcuni di loro hanno già iniziato a portarli a spasso di notte, per evitare i rilevamenti. "Noi contrasteremo coloro che camminano in strada con i loro cani. Le automobili che trasportano i cani saranno sequestrate", ha detto con rabbia il vice capo della polizia Ahmad Reza Radan all'agenzia di stampa Fars.

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Per questo, la presidente nazionale dell'Enpa, Carla Rocchi, ha scritto all'ambasciatore dell'Iran in Italia chiedendo un suo intervento per tuelare realmente i diritti degli animali e della persone. "Il rapporto che da migliaia di anni lega uomini e cani – si legge nella missiva inviata da Rocchi - prescinde da considerazioni relative all'appartenenza tanto geografica quanto culturale; dovunque è in atto un fortissimo movimento d'opinione favorevole ad una radicale riforma delle politiche in materia di animali. La relazione tra uomini e cani non ha nulla a che vedere con i costumi "occidentali" ma investe la sfera più intima dell'affettività umana".

Inoltre, secondo l'Enpa, tale progetto, contrario alle più basilari norme etiche, non ha nulla anche vedere con motivazioni di ordine igienico e sanitario. "Non mi risulta che nei Paesi dove uomini e cani convivono liberamente e in tutta serenità – prosegue Rocchi –, i quattro zampe abbiano causato preoccupanti emergenze legate alla salute pubblica. Al contrario, sono proprio gli uomini i principali responsabili delle crisi sanitarie, molte delle quali causate dalla metodica distruzione degli ecosistemi e dallo sfruttamento predatorio delle risorse naturali".

Roberta Ragni

Fonte e Photo credit

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