Come capire se i rifiuti destinati alle nostre discariche sono pericolosi o meno? La soluzione viene da una comunicazione della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome sul suo parere allo schema di decreto "Definizione dei criteri di ammissibilità dei rifiuti in discarica" del ministro dell'ambiente, di concerto con il ministro dello sviluppo economico e il ministro della salute, ed è testarli sugli animali.

Esprimendo parere favorevole sullo schema di decreto che apporta modifiche al d.m. 27 settembre 2010, pubblicato nella gazzetta ufficiale 1° dicembre 2010, n. 281, lo condiziona all'accoglimento di alcune proposte emendative. E al punto c) del documento si legge: "i saggi in vitro convalidati, i cui risultati possono essere utilizzati per la classificazione dei rifiuti, sono reperibili nell'allegato al regolamento (CE) n. 440/2008 così come modificato del regolamento (CE) n. 761/2009 (punto B.40 – saggio di resistenza elettrica transcutanea, B.40 bis - test su modelli di pelle umana e B.46 - irritazione cutanea in vitro: test su un modello di epidermide umana ricostituita). In particolare, per l'assegnazione della caratteristica di pericolo "irritante" H4 si può fare riferimento al metodo OECD n. 439/2010, validato dall'European Centre for the Validation of Alternative Methods (ECVAM)".

Insomma, per capire quali rifiuti mandare in discarica e quali no, si propone di effettuare test sugli animali per determinare l'ammissibilità (e quindi la pericolosità) dei rifiuti destinati alle discariche. Gli animali dovrebbero, in particolare, essere sottoposti al saggio di resistenza elettrica transcutanea, una procedura non solo estremamente dolorosa, ma soprattutto inutile poiché tale verifica,come spiegano Enpa e Lav, potrebbe fornire dati scientificamente più attendibili se venissero utilizzati metodi sostitutivi affidabili, etici e sicuri.

"Appare una notevole forzatura l'applicazione di un metodo che preveda la sperimentazione animale per determinare se un rifiuto possa andare a finire in discarica o meno – dichiarano Enpa e LAV in una nota congiunta-. La notevole sensibilità dei cittadini del nostro Paese ha dimostrato, sempre di più, di provare avversione nei confronti di metodi di sperimentazione che prevedano la morte di numerose specie animali, come dimostrano le recenti statistiche dell'Istituto Eurispes dove l'87,3% per cento degli italiani si dichiara contrario alla sperimentazione animale, in qualunque forma essa sia condotta". Per questo, le due associazioni chiedono che il testo originario sia modificato prevedendo espressamente l'indicazione dell'esclusiva applicazione di metodi sostitutivi alla sperimentazione animale.

Roberta Ragni

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