elefanti africani

Sono foto non adatte ai deboli di stomaco quelle che ritraggono il massacro di almeno 26 elefanti, di cui 4 cuccioli, dopo che un gruppo di 17 bracconieri armati di Kalashnikov ha fatto irruzione nel parco naturale Dzanga-Ndoki, nella Repubblica Centrafricana, che è anche Patrimonio dell'Umanità. Lo rivela il WWF, riportando fonti dirette dei suoi volontari che lavorano nell'area di Dzanga Bai, una località conosciuta come il "villaggio degli elefanti".

Si tratta di una grande radura dove ogni giorno si riuniscono tra i 50 e i 200 elefanti per bere i sali minerali presenti nella sabbia. È qui che i ribelli hanno sorpreso gli elefanti. Quel che resta di loro lo documentano le immagini raccapricianti degli uomini del Wwf: è un vero e proprio "cimitero di elefanti", con decine e decine di carcasse private delle loro zanne, prova che i bracconieri continuano a uccidere gli per l'avorio da vendere su mercati globali, nonostante il divieto di bracconaggio istituito in Africa nel 1989. Secondo la Wildlife Conservation Society, circa 25.000 elefanti africani vengono uccisi ogni anno. Come dimostrano gli scatti, è evidente anche che gli abitanti dei villaggi locali avevano iniziato a prendere la carne dai resti degli animali morti.

Secondo le testimonianze, i bracconieri apparterrebbero a una delle milizie della coalizione Séléka che hanno preso il potere con un colpo di Stato nella Paese. Per questo il Wwf, che sta sollecitando il governo a impegnarsi per salvaguardare le persone e fauna selvatica da questi vili attacchi, chiede alla comunità internazionale "di contribuire a ripristinare la pace e l'ordine nella Repubblica Centrafricana, che è stato scosso dalle violenze e dal caos fin dall'inizio dell'anno, e di garantire una risposta locale e globale più forte per fermare i crimini contro la fauna selvatica che stanno minacciando intere popolazioni di elefanti, rinoceronti e tigri".

Data la dimensione dell'attacco di Dzanga-Ndoki, è facile immaginare, infatti, che incursioni di questo tipo, in un'area protetta, potrebbero diventare più frequenti, dando vita a uno dei più grandi massacri di elefanti nella storia recente. Il WWF chiede, inoltre, "che il Camerun e la Repubblica del Congo aiutino la Repubblica Centrafricana nel preservare questo patrimonio dell'umanità, che comprende non solo Dzanga Bai, ma anche ampie zone limitrofe a questi due Paesi". Infine, aggiungiamo noi, quasta tragedia dovrebbe spronare anche i governi di Cina e Thailandia ad agire per chiudere i loro mercati dell'avorio, che stanno alimentando il commercio illecito.

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Roberta Ragni

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