Hai coscienza degli oggetti che porti dentro casa? Architettura e design devono liberarsi del concetto dell’usa e getta e imparare dal passato

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Un bravo architetto dovrebbe prendere esempio dagli architetti spontanei di tanti anni fa, che avevano certamente un legame più stretto con la natura”: l’architetto Aldo Simoncelli ha le idee chiare in fatto di sostenibilità e nel suo campo, l’edilizia, ha esperienza da vendere.

Con lui Matteo Viviani ha scambiato due chiacchiere davvero interessanti nella nuova puntata di “Andiamo a vedere se è vero”, il nuovo format green lanciato con noi di GreenMe per smascherare il greenwashing e scovare le aziende davvero sostenibili.

Arredi, materiali, architettura e design, quello di Aldo è un chiodo fisso: e se tornassimo al passato?

C’è stato un tempo, infatti, in cui una casa sapeva di semplicità allo stato puro e di oggetti e di arredi fatti con poco. Poi sono arrivati la plastica e le sostanze tossiche, i materiali a basso costo e la necessità di portare a termine un progetto con estrema velocità.

E l’architettura, in moltissimi casi, è diventata insostenibile, con buona pace del recupero e di un lavoro che duri nel tempo.

L’architettura del futuro deve tornare a guardare al passato, commenta sicuro Simoncelli, che porta l’esempio delle case coloniche come case ideali, quelle in cui in estate faceva fresco e non freddo
…con lo split ti geli quindi è troppo freddo, così come con il termosifone noi mandiamo l’acqua a 80°, brucia…

Da questo concetto non si può più prescindere e da questo concetto ne prende vita un altro, quello della necessità di dover prendere coscienza di ciò che c’è dietro agli oggetti che andiamo a mettere dentro casa , sia della sua provenienza, sia della sua futura destinazione e sia del loro futuro smaltimento. Architettura sostenibile è anche questo: non vivere più nel mondo dell’usa e getta.

Lo spreco, l’uso scorretto dei materiali, ma anche gli stessi materiali, a volte impropri come le colle – la denuncia di Simoncelli è chiara: in architettura, di quello che doveva essere il progresso in realtà non ne abbiamo usufruito in maniera intelligente.

Quanto ai materiali, come spiega lo stesso architetto, siamo stati spesso male informati. Cucina in legno? Armadio in legno? Spesso la gente non sa che si tratta di legno non naturale, di materiali di scarto o magari di dubbia provenienza assemblati con materiali tossici (che tra l’altro hanno provocato anche parecchie morti per esalazioni di posatori di parquet, racconta Simoncelli). Beh, vi ricordate cosa fa il nostro Viviani nella Falegnameria 3F?

Leggi anche: La falegnameria che utilizza il legno di recupero e ci dimostra come sia anche più resistente e duraturo

Per questo dovremmo tornare al passato, ribadiscono Viviani e Simoncelli. Passi avanti ne sono stati fatti e in realtà ci si rende sempre più conto che la Natura ci può dare quello di cui abbiamo bisogno:

L’uso del legno di recupero – continua Simoncelli – è stato un patrimonio veramente buttato al fuoco. Gli alberi li abbiamo mortificati utilizzandoli in malo modo, quello che era vecchio è stato buttato. Finalmente ora il mondo del design recupera il legno perché sono belli e – soprattutto – sono dei legni straordinariamente resistenti.

Parecchie volte abbiamo agito senza sapere come smaltire, ora abbiamo le basi e gli strumenti per comprendere a fondo cosa ci mettiamo in casa, sia per quanto riguarda la provenienza sia per un futuro smaltimento. Abbiamo le basi, insomma, per provare a cambiare anche noi il mondo.

La sostenibilità è un approccio cosciente e culturale, e oggi Aldo Simoncelli ce lo ha insegnato.

La tua azienda ha una storia green da raccontare? Scrivi a vivigreen@greenme.it 

 

Guarda anche gli altri episodi di Andiamo a vedere se è vero 

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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