I satelliti rivelano che lo scioglimento del ghiacciaio dell’Alaska minaccia di provocare un mega tsunami

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Il ghiacciaio in ritirata presenta la minaccia di frane e il rischio di tsunami nel fiordo dell’Alaska

Lo scioglimenti dei ghiacci al Polo Nord rischia di provocare frane e anche tsunami nel fiordo dell’Alaska. I cambiamenti climatici possono mettere realmente a rischio la nostra vita e questa è l’ennesima conferma.

Utilizzando le immagini satellitari della Nasa, un gruppo di geoscienziati della Ohio State University ha scoperto che esiste una concreta minaccia di tsunami generata dalla frana del ghiacciaio Barry Arm, in Alaska, che interesserà residenti e turisti per i prossimi 20 anni.

Il ghiacciaio Barry Arm si è ridotto rapidamente nell’ultimo decennio a causa dei cambiamenti climatici, rendendo instabile il terreno circostante. Ora i ricercatori hanno scoperto che il versante della montagna vicino al ghiacciaio si è spostato di 120 metri in appena sette anni, tra il 2010 e il 2017. Se dovesse franare sul fiordo sottostante, potrebbe generare onde di tsunami che colpirebbero le comunità vicine.

Ma non solo. Si rischia anche il disastro ambientale a causa della possibile fuoriuscita di petrolio, com’è accaduto nel 1989 alla Exxon Valdez.

Lo studio

Chunli Dai, ricercatore geofisico presso la Ohio State University di Columbus, ha lavorato con Bretwood Higman, geologo e co-fondatore di Ground Truth Alaska, organizzazione senza scopo di lucro, per analizzare la lenta frana in atto vicino al ghiacciaio Barry Arm. Il loro team ne ha monitorato il movimento orizzontale utilizzando immagini satellitari e misurazioni dalla costellazione Landsat di NASA-US Geological Survey, Advanced Spaceborne Thermal Emission and Reflection Radiometer (ASTER), Sentinel-1 dell’ESA (Agenzia spaziale europea), Planet Labs e DigitalGlobe. Essendo il programma satellitare di osservazione della Terra più longevo, Landsat ha fornito ai ricercatori un archivio di immagini satellitari che ha permesso al team di vedere come la superficie artica in quell’area è cambiata nel tempo.

“Se il pendio crollasse oggi, sarebbe catastrofico”, ha detto il dottor Bretwood Higman, geologo di Ground Truth Alaska e coautore dello studio.

Dai e il suo team hanno sviluppato strumenti innovativi in grado di rilevare segnali associati a eruzioni vulcaniche, cambiamenti nella superficie dovuti allo scioglimento del permafrost e smottamenti. Questi strumenti sono anche in grado di rilevare minimi cambiamenti nella superficie terrestre nel tempo. Così hanno scoperto che Barry Arm si sta sciogliendo sempre più velocemente rischiando di franare in tempi brevi.

Per questo studio, i ricercatori hanno utilizzato i dati satellitari per misurare e monitorare le dimensioni del ghiacciaio che copre il pendio di Barry Arm e per misurare la quantità di terra che era già stata spostata e che risulta essere direttamente collegata allo scioglimento del ghiacciaio. Quindi, hanno costruito modelli per identificare il potenziale rischio di frana.

barry arm

©Wildnerdpix/Shutterstock

I dati hanno mostrato che, dal 1954 al 2006, il ghiacciaio  si è assottigliato di meno di un metro all’anno. Ma dopo il 2006, lo scioglimento è aumentato rapidamente, tanto che il ghiacciaio si stava assottigliando di circa 40 metri all’anno. Il ghiacciaio si è ritirato rapidamente dal 2010 al 2017.

Quando il ghiacciaio Barry Arm si ritira, 600 milioni di metri cubi di terreno accidentato che una volta era supportato dal ghiacciaio rimane instabile. Durante una frana, rocce e detriti si comportano meno come un insieme di solidi e più come un fluido. In caso di cedimento improvviso per via di una frana, questo flusso di roccia e detriti probabilmente riempirebbe il fiordo, lasciando diversi laghi più piccoli al posto del corpo d’acqua attualmente profondo circa 140 metri.

Il fiordo di Barry Arm e l’adiacente Harriman Fjord – 60 miglia a est di Anchorage, sulla costa meridionale dell’Alaska – sono frequentati da navi da crociera, battelli turistici, pescherecci, kayak ed escursionisti. A causa dei pericoli immediati rappresentati dalla potenziale minaccia di frana e tsunami, Dai e gli altri scienziati hanno inviato una lettera aperta alle parti interessate della comunità locale non appena il pericolo è stato identificato, in modo che fossero consapevoli del rischio tsunami legato.

Con la massa attuale, la frana innescherebbe uno tsunami con onde molto alte. L’impatto maggiore, con onde di circa 9 metri, colpirebbe Whittier, in Alaska. Se la frana dovesse arrivare improvvisamente e tutta in una volta, l’energia sarebbe equivalente a un terremoto di magnitudo sette, quasi dieci volte maggiore di qualsiasi delle più grandi frane che hanno generato tsunami in Alaska negli ultimi 70 anni, ha detto la geoscienziata Anna Liljedahl di Woods Hole Research Center di Homer, Alaska.

Lo tsunami conseguente potrebbe risalire il lato opposto del fiordo, danneggiando la fauna selvatica, gli escursionisti e la vegetazione. Alla luce della nuova scoperta, la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), l’agenzia responsabile degli allarmi di tsunami, sta elaborando un modello preliminare. All’inizio di giugno, la NOAA ha anche valutato il fiordo con apparecchiature di monitoraggio dell’altezza delle onde, che potrebbero essere installate e collegate alla loro rete di sistemi di allarme.

Anche la Division of Geological and Geophysical Surveys (DGGS) dell’Alaska sta monitorando la regione di Barry Arm in seguito alla scoperta degli scienziati.

“Ci sono molti pericoli naturali a cui le persone in Alaska sono abituate – terremoti, vulcani e rischi di incendio. Dobbiamo usare quella mentalità e applicarla agli tsunami generati dalle frane”, ha detto Liljedahl.

Il movimento della frana lungo il fianco della montagna è fortemente correlato al ritiro del vicino ghiacciaio Barry Arm, poiché l’area circostante viene destabilizzata quando il ghiacciaio si scioglie. Anche se gli scienziati non hanno detto che lo tsunami si verificherà con certezza, conoscere il rischio e monitorarlo è necessario per prepararsi. Quando e se si verificherà quella massiccia frana dipenderà dalla geologia, dal clima e dalla fortuna. Un terremoto, piogge prolungate, lo scioglimento del permafrost o lo scioglimento della neve potrebbero innescarne uno, secondo i ricercatori.

“Questa è un’area così vasta e l’evento è raro, ma il rischio che accada è in aumento perché abbiamo questo clima caldo”, ha detto Liljedahl.

Ecco perché bisogna farsi trovare preparati.

Fonti di riferimento: Ohio State University, Eurekalert,

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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