L’amministrazione Trump vuole trivellare foreste e praterie protette alla ricerca di petrolio e gas

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Ancora un regalo da parte dell’Amministrazione Trump alle lobby del petrolio. Nei giorni scorsi infatti è stata resa nota una proposta che, se approvata, consentirà la ricerca e l’estrazione di petrolio e gas su milioni di ettari di foreste nazionali protette.

Dopo aver dato il via libera alle trivellazioni in una parte dell’Arctic National Wildlife Refuge, una zona dell’Alaska finora rimasta libera dall’esplorazione petrolifera, ora Trump si spinge oltre e punta a far entrare le trivelle anche nelle foreste e nelle praterie più belle degli Stati Uniti.

In base alla bozza resa nota ieri, il servizio forestale degli Stati Uniti verrebbe limitato nella sua capacità di condurre revisioni ambientali dei progetti di perforazione, mentre le compagnie petrolifere e del gas non sarebbero tenute a fornire lo stesso preavviso al pubblico. In altre parole, le nuove norme  consentirebbero la perforazione senza revisione pubblica o analisi ambientali sull’impatto delle attività.

“Minando la partecipazione pubblica e la revisione ambientale richieste dal National Environmental Policy Act, questa norma proposta pone gli interessi dell’industria dei combustibili fossili al di sopra dell’interesse pubblico”, ha detto Will Fadely, rappresentante delle relazioni governative della Wilderness Society.

Finora, gli Stati Uniti consentivano la perforazione e l’esplorazione di circa un terzo delle foreste protette. Ora, una nuova analisi della The Wilderness Society rileva che la norma trasferirà il controllo delle terre dal servizio forestale al Bureau of Land Management, che aprirà quindi perforazioni su milioni di ettari in Colorado, Montana, New Mexico, Nevada.  Utah e Wyoming.

Tra le foreste nazionali e le praterie che la nuova norma metterebbe a rischo vi sono la Beaverhead-Deerlodge National Forest nel Montana e la Santa Fe National Forest nel New Mexico.

Con questa nuova legge, insomma,  il servizio forestale non solo vedrebbe il suo ruolo drasticamente ridotto, ma verrebbe dato anche un margine di manovra eccessivo alle aziende, indebolendo la capacità dell’agenzia di proteggere il suolo pubblico dallo sviluppo e dal degrado.

Sebbene la regola riguardi principalmente le foreste occidentali, potrebbe anche influenzare le foreste nazionali sulla costa orientale. Molte potrebbero condividere il destino della Allegheny National Forest, ora sede di migliaia di pozzi di petrolio e gas abbandonati, che i contribuenti devono pagare per ripulire, ha riferito il National Resources Defense Council (NRDC).

“L’amministrazione ha davvero superato se stessa con una proposta che prevede che il servizio forestale si allontani dalle sue responsabilità per la gestione delle foreste e delle praterie nazionali chiudendo la porta alla supervisione pubblica”, ha detto Nada Culver, vicepresidente dei terreni pubblici e consigliere senior del National Audubon Society. “Questo non è solo un problema di conservazione ma sta mettendo a rischio le nostre comunità. Sostituire le aree boschive e le praterie con piazzole di perforazione e strade di accesso non solo significa meno uccelli come i germani reali e gli uccellini della prateria, ma degrada anche le nostre terre e gli spazi naturali e minaccia l’approvvigionamento idrico di milioni di persone “.

Scelte nemiche dell’ambiente e a favore dei cambiamenti climatici

Secondo Audubon, i terreni forestali nazionali svolgono un ruolo vitale nel contrasto ai cambiamenti climatici immagazzinando anidride carbonica ma la nuova norma potrebbe intensificare lo sviluppo di petrolio e gas, aumentando le emissioni e aggravando la crisi climatica ma non solo:

“Metterà a rischio la salute umana e delle foreste in un momento in cui la salute pubblica è la principale preoccupazione della nazione”.

Norme utili solo a far arricchire pochi, a danno di tutti.

Fonti di riferimento: Wilderness, National Audubon Society, Dipartimento Agricoltura Usa, ,

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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