Troppa plastica in mare: ecco il Plastic Disclosure Project per sensibilizzare le aziende

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Quanta plastica viaggia nei nostri mari? Tanta, troppa, stando alle stime dell’Unep, che paragona le dimensioni della macchia formata dalla plastica disciolta nell’acqua a quelle del Texas. Sono più di 7.000 le tonnellate di immondizia che ogni anno raggiungono il mare, l’80% delle quali proviene proprio dalla terra: tutta la plastica che non affonda viene scomposta dal sole e dal movimento ondoso in piccoli polimeri che vanno a depositarsi sulla superficie delle acque, diventando pericolosissima per l’intero ecosistema marino.

Buste, contenitori, oggetti e scarti industriali: il mondo moderno produce oggi sempre più plastica anche là dove un tempo questo materiale era poco o per niente utilizzato. Il 90% della plastica prodotta e utilizzata, inoltre, non viene riciclata e questo fà sì che il fenomeno dell’inquinamento marino assuma giorno dopo giorno proporzioni enormi.

Per questo la Clinton Global Initiative ha lanciato nel 2010 il Plastic Disclosure Project (PDP) con lo scopo di sensibilizzare le aziende circa il loro impatto ambientale dovuto a plastica ed emissioni di carbonio, che contribuiscono in maniera pesante al riscaldamento globale. L’idea è quella di invogliare imprese, ospedali, università e grosse società a risparmiare sull’utilizzo della plastica e a sostituirla via via con altri materiali, in cambio di riconoscimenti da parte degli investitori, che si dicono sempre più attenti alle tematiche ambientali.

Attraverso un questionario, le aziende verranno monitorate circa la quantità di plastica utilizzata e i metodi di riciclaggio, in modo da trovare soluzioni alternative che vengano incontro sia alle esigenze di business che all’ambiente. Il sistema è simile all’attuale report che molte aziende fanno, volontariamente, per calcolare e contenere il loro “carbon footprint” e l’intento è di far capire quanto l’impatto della plastica sia altrettanto dannoso e pericoloso per l’ambiente, le specie e la nostra salute.

Le stime parlano di 300 milioni di tonnellate di plastica vergine realizzate ogni anno. Ebbene, se solo l’1% venisse salvato attraverso una maggiore efficienza e un corretto riciclo, sarebbero già 3 milioni le tonnellate in meno nei nostri mari, che è più o meno la quantità che attualmente galleggia nell’Oceano Pacifico. Il progetto, pensato dall’imprenditore ambientale di Hong Kong Doug Woodring sarà lanciato ufficialmente, secondo il New York Times e in base a quanto appare nel sito ufficiale, a settembre.

Eleonora Cresci

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