La Francia riconosce per la prima volta le conseguenze sulla salute dei suoi test nucleari in Polinesia

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È tutto vero. La Francia ha riconosciuto per la prima volta di aver condotto pericolosi test nucleari nella Polinesia Francese, tra gli anni ’60 e gli anni ’90 circa. Una rivelazione shock, che arriva insieme al disegno di legge che introduce un nuovo statuto della Collettività d’oltremare.

Il Parlamento ha adottato, giovedì 23 maggio, una riforma dello statuto di autonomia della Polinesia che riconosce il ruolo svolto da questo territorio nello sviluppo della capacità di deterrenza nucleare francese, nonché le sue conseguenze, in particolare la salute.

Per la prima volta infatti è stato ammesso che la popolazione locale abbia subito dei danni alla salute. Il parlamento francese ha rilasciato la tanto attesa ammissione in un disegno di legge che riforma lo status della collettività di 118 isole nel Sud Pacifico

Riconoscimento che i 5 arcipelaghi e le 118 isole della Polinesia attendevano da tempo. Dal 1966 al 1996, gli atolli di Mururoa e Fangataufa furono teatro di 193 test nucleari, con effetti sulla salute delle popolazione e sull’ambiente. Secondo i parlamentari, tale cambiamento dovrebbe rendere più facile alla popolazione locale richiedere un risarcimento per il cancro e altre malattie legate alla radioattività.

Già, la radioattività. Dal 1966 al 1996, la Francia ha condotto ben 193 test nucleari su queste isole da sogno, tra cui Bora Bora e Tahiti. Non erano favole ma c’erano immagini a testimoniarlo. La più celebre è quella della caratteristica nuvola a forma di fungo che sovrastava l’atollo di Moruroa, uno dei due siti di prova insieme a Fangataufa che hanno scatenato le proteste internazionali.

“È una dichiarazione di principio tanto attesa che permetterà di riconoscere non solo il dolore causato alle famiglie e alle vittime, ma anche di compensarle meglio”, ha sottolineato il deputato socialista parigino George Pau-Langevin.

Il testo specifica in particolare che lo Stato “assicura il mantenimento e il monitoraggio dei siti interessati” dalle prove e “accompagna la conversione economica e strutturale della Polinesia francese in seguito alla cessazione degli esperimenti nucleari”.

Per il parlamentare polinesiano Maina Sage (UDI-Agir), l’articolo 1 “consacra il riconoscimento della Repubblica” al ruolo della Polinesia nella “storia del nucleare francese”, ma anche “il riconoscimento di chiari atti di riparazione” e “il fatto che questo dovrebbe essere tradotto in supporto sanitario, ecologico ed economico”.

Soddisfazione da parte di chi, per anni, si è battuto contro questa ingiustizia. Patrice Bouveret dell’Observatoire des Armements (Armaments Observatory), un’organizzazione indipendente che ha valutato gli impatti dei test nucleari francesi in Polinesia dal 1984, ha sottolineato che la riforma riconosce il fatto che la salute della popolazione locale potrebbe essere stata colpita e quindi la responsabilità dello stato francese nel risarcire tali danni. Fino ad ora, la Francia aveva sempre sostenuto che i test fossero “puliti” e che fossero state prese tutte le dovute precauzioni per il personale e gli abitanti.

Peccato però che ci siano voluti 23 anni prima di arrivare all’ammissione di questa colpa. Intanto, nelle splendide isole polinesiane, la popolazione innocente si è ammalata e in molti casi è stata uccisa dalla radioattività.

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Francesca Mancuso

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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