Terremoto a Forlì: lo sciame sismico potrebbe far registrare nuove scosse

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Tanto spavento ma nessun danno alle persone. È questo il bilancio del terremoto avvenuto tra ieri e l’altro ieri in Emilia Romagna e Toscana. L’epicentro è stato registrato nei comuni di Santa Sofia e Galeata, in provincia di Forlì, ma lo sciame sismico si è fatto sentire anche in molte località della Toscana.

A risentire del terremoto è stata soprattutto la provincia di Forli’-Cesena, che nel tardo pomeriggio di lunedì ha registrato una serie di scosse sismiche superficiali, profonde circa 10 km, che nelle ore successive hanno aumentato la loro intensità raggiungendo una magnitudo di 4.0 alle 8.53 della mattina seguente.

Secondo una nota rilasciata dalla Regione Emilia Romagna, queste scosse sono soltanto le ultime di una lunga sequenza sismica iniziata nel mese di maggio nell’Alto Appennino forlivese, che in questi giorni ha fatto registrare una maggiore intensità.

Tutto sotto controllo quindi? Così riportano le fonti ufficiali. Intanto però, i dipendenti che erano al lavoro negli uffici della Provincia di Forlì – colti di sorpresa – hanno lasciato di corsa le loro scrivanie per fuggire fuori dall’edificio.

E ieri si sono allarmati anche molti fiorentini, che si sono precipitati nella centrale operativa dei vigili del fuoco dopo due scosse di magnitudo 4 e 4.2 registrate ieri mattina verso le 9.

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In questi casi – hanno detto gli esperti – è impossibile fare previsioni, posso solo dire che si tratta di eventi che vanno seguiti e monitorati attentamente, giorno dopo giorno, per capire eventuali spostamenti o variazioni d’intensità”.

È comprensibile che la mente torni alla tragedia dell’Abruzzo, – ha fatto sapere Dario delle Donne, ricercatore presso il dipartimento di scienze della terra di Firenze –ma niente ad oggi ci fa pensare che la situazione possa degenerare. Si tratta di una zona da sempre esposta a questo tipo di rischi, un tratto che arriva fino al basso Mugello, proprio dove abbiamo sistemato due anni fa delle postazioni fisse per controllare ogni movimento sospetto. Appena visto che qualcosa non andava, ci siamo precipitati vicino all’epicentro per sistemare 7 stazioni sismiche di ultima generazione, in modo da poter analizzare ancor più a fondo ogni spostamento del terreno. Entro domani dovremmo avere a disposizione questi dati, un elemento in più per capire se le forti scosse fossero la coda dello sciame o se presagiscano a qualcosa di più pericoloso“.

Non resta quindi che confidare nel lavoro meticoloso dei ricercatori…

Verdiana Amorosi

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