Terremoto in Emilia Romagna: scosse anche oggi. L’Ingv studia le faglie

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Terremoto in Emilia, anche oggi ci sono state numerose scosse. Fino ad ora sono 15 quelle verificatesi dalla scorsa notte, tutte di magnitudo inferiore a 3. E il maltempo nei giorni scorsi ha creato dei disagi per le persone ospiti presso le tendopoli.

E intanto la Protezione civile sta continuando ad effettuare le verifiche sugli edifici insieme ai Vigili del Fuoco. Secondo i dati diffusi ieri, finora sono state circa 6.700 le strutture verificate dai rilevatori tra edifici pubblici e privati, di cui 6.300 in Emilia-Romagna e 400 in Lombardia. Del totale, circa 37% sono stati gli edifici classificati agibili, 17% temporaneamente inagibili, ma agibili con provvedimenti di pronto intervento, 6% parzialmente inagibili, 2% temporaneamente inagibili da rivedere con approfondimenti, 33% inagibili e 5% inagibili per rischio esterno.

Anche l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia sta portando avanti i lavori per comprendere al meglio l’origine delle scosse e le dinamiche che hanno generato i terremoti devastanti del 20 e del 29 maggio.

Anche attraverso l’ausilio dei satelliti italiani di Cosmo-SkyMed, l’Ingv ha incrociato i dati geologici, sismologici e di deformazione del suolo con le immagini fornite dallo spazio. In questo modo è stato possibile realizzare decine di migliaia di mappe simulate di deformazione del suolo fino ad individuare il modello di faglia che meglio avrebbe potuto riprodurre i movimenti del terreno osservati nel corso dei terremoti.

I primi risultati forniti dagli esperti lasciano pensare che i due eventi sismici del 20 e del 29 maggio si siano verificati su faglie diverse, tra loro all’incirca parallele: “Queste faglie possono essere visualizzate come dei piani di frattura lungo i quali si ha lo scorrimento dei due blocchi di crosta terrestre“. Secondo gli esperti, il blocco a Sud della faglia sarebbe salito sopra il blocco a Nord, dando luogo al cosiddetto “sovrascorrimento“, col conseguente sollevamento del suolo di 10-15 cm.

Per fortuna, se di fortuna si può parlare, entrambi i piani di frattura si sono fermati a qualche centinaio di metri di profondità senza arrivare ad intersecare la superficie. In quest’ultimo caso, i danni sarebbero stati ancora più numerosi.

Secondo gli esperti, le faglie individuate corrispondono a delle strutture mappate in profondità con studi geologici: “Si tratta di strutture vecchie di milioni di anni, generate dalla spinta dell’Appennino settentrionale verso le Alpi“. Dal loro studio, si cercherà di individuare la loro esatte posizione e le caratteristiche in modo da realizzare delle mappe di pericolosità sismica sempre più affidabili.

E chissà, forse un giorno, prevedere i terremoti non sarà impossibile.

Francesca Mancuso

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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