Scoperto magma sotto l’Appennino che potrebbe causare forti terremoti

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Sotto l’Appennino meridionale, nell’area del Matese tra Molise e Campania, la presenza di intrusioni di magma potrebbe provocare forti terremoti la cui magnitudo e la cui profondità sono superiori a quelli che tipicamente si potrebbero verificare in base alle attuali conoscenze. Lo ha rivelato un nuovo studio condotto dall’Ingv e dall’Università di Perugia.

Secondo i ricercatori, i terremoti e le falde acquifere dell’Appennino meridionale hanno rivelato che nell’area del Sannio-Matese è presente magma in profondità. Ciò influenza le conoscenze sulla struttura, la composizione e la sismicità delle catene montuose, ma anche sui meccanismi di risalita dei magmi e dei gas.

“Le catene montuose sono generalmente caratterizzate da terremoti riconducibili all’attivazione di faglie che si muovono in risposta a sforzi tettonici”, ha spiegato Francesca Di Luccio, geofisico INGV e coordinatore, con Guido Ventura, del gruppo di ricerca, “tuttavia, studiando una sequenza sismica anomala, avvenuta nel dicembre 2013-2014 nell’area del Sannio-Matese con magnitudo massima 5, abbiamo scoperto che questi terremoti sono stati innescati da una risalita di magma nella crosta tra i 15 e i 25 km di profondità“.

Secondo gli scienziati, questa anomalia era legata non soltanto alla profondità dei terremoti della sequenza (tra 10 e 25 km) rispetto a quella più superficiale dell’area (< 10-15 km), ma anche ai terremoti in aree vulcaniche.

Esaminando i dati, è emerso che i gas rilasciati da questa intrusione di magma sono formati soprattutto da anidride carbonica, che arriva in superficie sotto forma di gas libero o disciolta negli acquiferi di questa area dell’Appennino.

“Questo risultato apre nuove strade alla identificazione delle zone di risalita del magma nelle catene montuose e mette in evidenza come tali intrusioni possano generare terremoti con magnitudo significativa” ha detto Guido Ventura, vulcanologo dell’INGV.

Sulla base dei dati,

“è da escludere che il magma che ha attraversato la crosta nella zona del Matese possa arrivare in superficie formando un vulcano”, ha aggiunto Giovanni Chiodini, geochimico dell’INGV.

ma se il processo di accumulo di magma nella crosta dovesse continuare nell’arco di migliaia di anni, ciò potrebbe dare vita a nuove strutture vulcaniche.

mappa terremoti ingv

L’importanza dello studio è legata al fatto che conoscere meglio l’evoluzione della crosta terrestre insieme alla sismicità nelle catene montuose, aiuterà a valutare ancora meglio il rischio sismico di queste aree.

LEGGI anche:

La ricerca è stata pubblicata su Science Advances.

Francesca Mancuso

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
ABenergie

Smart working: come scegliere il tuo gestore di energia ora che lavori da casa

Tua fibra energia

Luce, gas e fibra tutto incluso e a prezzo fisso ogni mese, la nuova frontiera della bolletta unica

Schär

Sei celiaco? Da Schär un test di prima autovalutazione dei sintomi da fare in pochi click

ABenergie

Quando la tua tariffa di luce e gas ti fa risparmiare e pianta gli alberi

ABenergie

Gas Green: quando il tuo gas compensa la C02 piantando alberi in Italia e nel mondo

ABenergie

Cosa fai dentro casa per risparmiare energia?

Cristalfarma
NaturaleBio
Seguici su Instagram
seguici su Facebook