Tav: raggiunto l’accordo. Inizio dei lavori alla fine del 2012. Ma a quale prezzo?

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È accordo tra Italia e Francia sull’avvio dei nuovi lavori di scavo per l’ormai famosa Torino-Lione, la linea ad alta velocità, che collegherà i due paesi attraverso la Val di Susa. La Tav, che rientra nel Progetto Prioritario 6, volta ad avviare un linea di scambio da ovest a est che arriva fino all’Ucraina, è una realtà, o una minaccia se vogliamo, più che concreta.

Nell’ambito della riunione della Commissione intergovernativa responsabile della Torino-Lione, avvenuta lo scorso 20 dicembre a Roma, Francia e Italia hanno stabilito un nuovo accordo per la costruzione e il funzionamento della sezione trasversale del nuovo collegamento su rotaia. Tale accordo però sarà formalizzato attraverso una modifica del trattato (firmato tra i due paesi nel 2001), che sarà poi sottoposto ai parlamenti dei due paesi per la ratifica.

Secondo quanto stabilito dalle due parti, i lavori partiranno contemporaneamente in Francia e in Italia tra la fine del 2012 e il 2013. I primi a partire saranno i cugini francesi, che avvierannogli scavi del cunicolo che collega La Praz e Saint Martin La Porte. Quest’ultima, a lavori ultimati, diventerà una delle due canne del tunnel di base, lungo 57 chilometri.

In Piemonte, invece gli scavi dovrebbero essere avviati nel 2013, tra Susa e Bussoleno, nella Val di Susa. L’esito di tale operazione, in ultima analisi, sarà la costruzione del ponte sulla Dora e a una galleria “a chiocciola” lunga 1,5 chilometri.

Francia e Italia hanno confermato inoltre i fondi necessari al completamente della sezione trasversale, pari a 8,2 miliardi di euro, che comprenderanno la prima fase di lavori, ossia gli scavi del nuovo tunnel internazionale da 57 km, le nuove stazioni di St Jean-de-Maurienne e Susa e il collegamento con l’Italia, fino a Bussoleno. Dal canto suo, l’Italia si farà carico del 57, 9% dei finanziamenti e la Francia del 42,1% in aggiunta al contributo della UE.

Tra le potenziali modifiche del trattato, la Francia e l’Italia prevedono l’istituzione di una società franco-italiana, sotto la responsabilità degli Stati. Intanto, è stato pubblicato sul sito Ltf il bando di gara internazionale. Nel complesso, l’opera dovrebbe essere realizzata in 20 anni per una spesa complessiva di 15-20 miliardi di euro, il 30% del quale fornito dall’Ue. Ma le associazioni No-Tav non mollano e sono già scese in piazza per manifestare il proprio dissenso.

E la LAV ha illustrato con un rapporto quali saranno le ricadute per l’ambiente e gli animali, suddividendole in dirette e indirette: “Dirette sono le azioni nocive che si riversano direttamente sugli animali (ad esempio l’aumento dell’inquinamento da sostanze nocive o pericolose, il rumore e il disturbo diretto) mentre quelle indirette sono le modificazioni che si ripercuotono sugli animali, quali ad esempio il disagio provocato dal traffico o le conseguenze ambientali indotte dai lavori”. L’associazione punta poi il dito contro le diossine, l’amianto, l’uranio, il rumore e infine lo smaltimento dei materiali.

Tra i nemici più temibili, connessi ai lavori per la Tav ci sono le diossine, soprattutto nella bassa valle che “secondo dati ufficiali appare caratterizzata da forte presenza di diossine nei terreni” e le opere di movimentazione del terreno le rimetteranno in circolo, come ha spiegato il prof. Zucchetti nel documento pubblicato dalla Lav. Da temere c’è poi l’amianto, presente anch’esso nella valle, pericoloso sia per l’uomo che per gli animali. Segue l’uranio. Secondo Zucchetti “negli anni settanta, la zona fu oggetto di ricerca da parte dell’Agip per le sue potenziali caratteristiche uranifere. Studi più recenti sono quelli svolti dall’ARPA di Ivrea (Agenzia Regionale Protezione Ambiente), effettuati in zona nei vari cantieri dell’AEM nel 1997. Le misurazioni effettuate hanno riscontrato una concentrazione di attività nelle rocce che – sebbene assai contenuta – può essere comunque rilevante ai fini radioprotezionistici”

E il rischio, in questo caso, non è a sottovalutare visto che con il decadimento di Uranio e Torio si liberano dei gas radioattivi in grado di legarsi al pulviscolo atmosferico e penetrare nell’organismo per inalazione:”Per questi ultimi non è definibile una dose soglia: hanno la caratteristica di causare comunque un aumento della probabilità di comparsa del danno, e non della sua entità. Sono questi gli effetti cui è legata l’ inalazione di radon e dei suoi prodotti di decadimento, per i quali il rischio connesso è appunto lo sviluppo di danni ritardati, nella fattispecie, l’insorgenza di neoplasie a carico dell’apparato respiratorio“.

E per gli animali la situazione è molto simile, e il danno biologico da radionuclidi negli animali è già stato verificato nelle diverse occasioni in cui si sono verificate delle sovraesposizioni alle radiazioni. E se gli animali, si ammalano, anche l’uomo, cibandosi delle loro carni, è esposto doppiamente al rischio.

E infine, degne di note sono anche le conseguenze legate all’aumentro del rumore connesso ai lavori e le ricadute connesse alla cantierizzazione, allo smaltimento dei materiali di risulta, all’aumento del traffico su gomma, ai cambiamenti orografici.

Secondo la Lav, “il non considerare le conseguenze per gli altri esseri viventi è indice di miopia e cecità da parte degli umani poiché la terra è un ambiente unico e l’ecosistema locale contribuisce al benessere degli stessi esseri umani e una variazione grave della fauna produce negatività per le persone stesse“.

Assisteremo impotenti a tutto questo?

Francesca Mancuso

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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