Papà uccidi il mostro dell’Ilva: 5 anni dopo la morte del piccolo Federico, a Taranto non è cambiato niente

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Un disegno sul comodino con le ciminiere dell’ex Ilva, il fumo nero e una scritta ‘Papà uccidi il mostro’. Quel mostro, ovvero l’inquinamento causato da diossina, non è stato ancora sconfitto e Federico purtroppo non c’è più.

Federico aveva solo nove anni quando è morto nel 2014 a causa di un neuroblastoma, ma adesso il disegno per il suo papà diventa simbolo di una battaglia senza tempo, quella contro i fumi tossici dell’ex Ilva. A pubblicarlo sui social è Rosella Balestra, all’epoca coordinatrice del comitato Donne per Taranto.

Il bambino si era ammalato a cinque anni e nel 2011 gli era stato diagnosticato un neuroblastoma, ma dopo due anni di viaggi della speranza, il bambino è volato via e di lui rimane solo questo disegno e lo slogan “Papà uccidi il mostro” diventa un hashtag che rimbalza sui social proprio dopo i nuovi controlli Arpa che parlano ancora di emergenza ambientale e sanitaria nel quartiere Tamburi, avvelenato dai fumi dell’ex Ilva.

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Proteste e scuole chiuse

Chiusura precauzionale delle scuole De Carolis e Deledda e l’interdizione della Salina Grande. Il caso Taranto continua a far discutere. Ieri la protesta e l’azione simbolica di mettere catene ai cancelli dello stabilimento Arcelor Mittal (ex Ilva) con la scritta “Vi chiudiamo noi”, oggi le preoccupazioni sempre più crescenti su diossina e sostanze tossiche che stanno avvelenando il quartiere Taranto che si trova a ridosso del Siderurgico.

Un mese fa, i carabinieri del Noe di Taranto avevano sequestrato delle collinette ecologica che secondo l’Arpa, avrebbero dovuto ridurre l’impatto dell’inquinamento. Ma le ultime analisi dicono ben altro, ovvero che quelle colline sono cumuli di rifiuti industriali provenienti proprio dall’ex Ilva.

Che ripercussioni ha tutto questo sui residenti e sui bambini che vanno a scuola proprio a due passi dalla discarica abusiva? Adesso si passerà ad analisi più dettagliate per verificare se ci sono inquinanti sui terreni della scuola e nella falda acquifera.

Il ministro Costa si dimetta

Mentre non si arrestano le polemiche rispetto a gli Ipa e alla diossina, i cittadini chiedono risposte, il ministro Sergio Costa si appella all’Ispra e invita a non creare allarmismi su aumento di inquinamento da diossina riportato da alcune associazioni, perché prima si dovrebbero avere dati scientifici e poi prendere eventuali decisioni.

Diversamente la pensano cittadini, associazioni e comitati aderenti al ‘Piano Taranto’ che scrivono:

“Caro ministro Costa, se questo è il suo approccio le chiediamo immediatamente di dimettersi e tornare a fare il carabiniere In un Paese normale – aggiungono – un governo che si presenta come ‘cambiamento’ avrebbe fatto qualsiasi cosa per porre rimedio a tutto ciò, e invece ci troviamo punto e a capo, con garanzie ai nuovi acquirenti per ulteriori quattro anni fino al 2023, con tanto di scudo penale”.

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Dominella Trunfio

Giornalista professionista, laureata con lode in Scienze Politiche e con un master in Comunicazione Pubblica e Politica. Vincitrice di due premi giornalistici per la realizzazione di due documentari. A settembre 2017 pubblica "Appunti di antimafia. Breve storia delle azioni della ‘ndrangheta e di quelli che l’hanno contrastata".
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