Tap: vietarla è ancora possibile (e le penali non c’entrano)

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È ancora polemica sulla Tap. Il Gasdotto Trans-Adriatico (Trans-Adriatic Pipeline) che connetterà l’Italia e la Grecia passando per l’Albania, per il trasporto di gas naturale dal Medio Oriente potrebbe ancora essere vietato? E in quel caso ci saranno davvero delle penali gravose da pagare?

La polemica impazza da settimane, ma si è accesa nei giorni scorsi a seguito delle dichiarazioni del Ministro dello sviluppo economico Di Maio e della risposta dell’ex ministro Carlo Calenda.

Sabato, parlando a un gruppo di giornalisti, Luigi Di Maio ha detto che se il governo dovesse interrompere i lavori per la costruzione della TAP, potremmo andare incontro a penali per “quasi 20 miliardi di euro”.

È questa la motivazione avanzata dal Ministro per spiegare il fatto che il governo non ostacolerà la costruzione dell’opera, nonostante le promesse iniziali.

Ma a smentire Di Maio, con un post su Twitter, è stato Calenda che lo ha accusato di mentire agli italiani:

Secondo Calenda, non ci sono penali perché la Tap è un’iniziativa privata, autorizzata dallo Stato. Il rischio è la richiesta di risarcimento del danno. Di fatto, le uniche spese a cui si dovrebbe andare incontro sono quelle di risarcimento delle aziende coinvolte nel progetto.

Dello stesso avviso, anche il Comitato No Tap che già due settimane fa aveva scritto:

“Dopo la consegna agli organi di Governo di tutta la documentazione raccolta negli ultimi mesi contestualmente alla presentazione dei dossier che provano incofutabilmente l’illegittimità politica e giuridica del progetto TAP, apprendiamo che l’esecutivo in carica continua a dichiarare pubblicamente l’esistenza di costi e penali per bloccare la realizzazione del gasdotto tenendo nascosti i documenti che confermerebbero questo. Ma nasconderli per quale motivo? Per quale motivo questo esecutivo continua a proteggere chi ha firmato queste fantomatiche penali? Perché non é dato sapere chi si é assunto le responsabilità di giocare con la vita dei cittadini? Non abbiamo mai chiesto di fermare quest’opera per un capriccio ma abbiamo sempre chiesto che venga applicata la legge! Denunciamo ancora una volta che alla richiesta formale di accesso agli atti presentata da cittadini e associazioni, tutti i ministeri hanno dichiarato di non possedere alcun dato. Le prove sono nelle nostre mani e nelle redazioni di tutti i giornali del Paese.”

Allora dove nascono i 20 miliardi di euro?

Secondo Il Post, si tratterebbe di una “stima a spanne fatta dall’attuale sottosegretario allo Sviluppo economico Andrea Cioffi che tiene conto innanzitutto del fatto che la realizzazione del TAP costi in tutto 4,5 miliardi, e che visto l’avanzamento dei lavori bisognerebbe risarcirne 3,5 alle aziende coinvolte. A questi 3,5 andrebbero aggiunti 11 miliardi di euro di danni dovuti alle mancate consegne di gas già prestabilite, e 7 miliardi di utili non ottenuti da TAP e dai produttori di gas azeri”.

I risarcimenti da pagare riguarderebbero solo la revoca di un’autorizzazione rilasciata e riconosciuta legittima, quindi

“si dovrà rispondere dei danni economici causati all’impresa. Questo era già evidente durante tutta la campagna elettorale e quando si diceva che con M5S al governo si sarebbe fermato il gasdotto nel giro di poche settimane. Insomma il Movimento 5 Stelle, quando prometteva il blocco del Tap, aveva a disposizione tutte le informazioni: fermare il progetto avrebbe comportato risarcimenti e il movimento avrebbe dovuto sapere che la cancellazione dell’opera avrebbe fatto scattare ’cause o arbitrati internazionali in base alle convenzioni internazionali firmate dall’Italia che proteggono gli investimenti esteri effettuati da privatispiega Valigia Blu.

Fermare la TAP oggi sembra impossibile, a prescindere da eventuali costi, ma il Comitato non si arrende e chiede che sia la Magistratura a fare luce sulla vicenda della legittimità dell’opera.

I rischi della TAP per l’ambiente

La località San Basilio è stata la prima a essere interessata dai lavori di costruzione, iniziati con l’espiantazione di 200 ulivi. Anche se i costruttori hanno più volte sottolineato che non ci saranno alcune ripercussioni sull’ambiente, i rischi sono tanti e diversi. Come tutti i gasdotti, il pericolo più grande riguarda eventuali guasti sia nella parte subacquea che in quella sotto la terra ferma. La piana della provincia di Lecce poggia sull’agricoltura, con vasti campi sotto i quali correrà il gas.

Qualora si verificasse un guasto, sarebbe un disastro. A preoccupare è anche l’area di 12 ettari in cui il tunnel fermerà la sua corsa.

Una relazione sugli scarichi del terminale condotta da uno dei maggiori esperti di ingegneria energetica, Umberto Ghezzi del Politecnico di Milano, parla di “rischi estremamente rilevanti. Esplosioni, incendi. Il pericolo è che si formino miscele esplosive che possono essere innescate con conseguenze estremamente rilevanti”.

Francesca Mancuso

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