Per il mare ogni lavaggio è una tortura! Servono filtri più efficaci per le lavatrici #stopmicrofibre

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Un solo carico di 5 kg di materiale in poliestere produce tra i 6 e i 17,7 milioni di microfibre. E Il mare è l’ambiente più colpito

Per il mare ogni lavaggio è una tortura”: è per questo che Marevivo lancia la campagna #stopmicrofibre, volendo sensibilizzare sul problema delle microplastiche rilasciate dai tessuti sintetici in lavatrice. Un solo carico, infatti, produce milioni di microfibre di dimensioni inferiori ai 5 mm che si riversano in mare. Qui, manco a dirlo, sono ingerite dagli organismi marini ed entrano così nella catena alimentare.

Quella delle microfibre rilasciate da tessuti è un’altra emergenza da non sottovalutare – spiega Raffaella Giugni, responsabile relazioni istituzionali di Marevivo. È indispensabile investire sulla ricerca e l’innovazione del settore tessile e migliorare il trattamento delle acque reflue. Chiediamo alle aziende di progettare sistemi di filtraggio più efficaci per lavatrici e, a tutti, di ridurre quanto più possibile gli acquisti, di riciclare e riusare”.

Secondo i ricercatori inglesi dell’Università di Plymouth, che per un anno hanno analizzato ciò che accadeva quando i materiali sintetici venivano lavati a temperature diverse, tra i 30 e i 40 gradi, con differenti combinazioni di detergenti – ogni ciclo rilascerebbe circa 700mila fibre di microscopiche particelle. Il 40% delle microfibre non viene trattenuto dagli impianti di trattamento e finisce nell’ambiente. Una città come Berlino, ad esempio, ne rilascia ogni giorno una quantità pari a 540mila buste di plastica. In particolare l’acrilico, uno dei tessuti peggiori, cinque volte in più del tessuto misto cotone-poliestere.

È quanto emerge dallo studio “Evaluation of microplastic release caused by textile washing processes of synthetic fabrics”, secondo cui un solo carico di 5 kg di materiale in poliestere produce tra i 6 e i 17,7 milioni di microfibre. Queste ultime, inoltre, sono sempre più spesso trovate negli organismi filtratori acquatici come mitili e ostriche, ma anche nello stomaco di pesci e uccelli marini, nei sedimenti, nel sale da cucina e nell’acqua in bottiglia.

Come se non bastasse, una volta entrati nell’ecosistema marino, i microframmenti nocivi assorbono sostanze inquinanti e tossiche e vengono ingeriti dagli organismi che li scambiano per cibo. Si accumulano poi nei tessuti in concentrazioni sempre crescenti via via che si sale nella catena alimentare fino a raggiungere potenzialmente l’uomo.

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Soluzioni? Sarebbe necessario investire sull’innovazione tessile e su un corretto funzionamento del filtraggio nelle lavatrici e non solo: ricordiamoci magari di usare più a lungo i capi acquistati, riciclarli correttamente ed effettuare lavaggi usando programmi a basse temperature, detergenti liquidi e una velocità della centrifuga ridotta.

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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