La pigrizia è la chiave per la sopravvivenza e l’evoluzione delle specie (lo dicono gli scienziati)

Pigrizia

Pigri di tutto il mondo ecco a voi la vostra rivincita. Secondo un nuovo studio, è proprio l’amore per l’ozio che avrebbe portato alcune specie ad evolversi, compresa probabilmente la razza umana. Le specie che consumano più energia nelle loro vite quotidiane, di fatti, morirebbero più velocemente degli animali meno energici.

Ad affermarlo sono alcuni biologi evoluzionisti dell’University of Kansas che, osservando grandi quantità di bivalvi e gasteropodi fossili esistenti nell’Oceano Atlantico, sono arrivati alla conclusione secondo cui essere pigri è una strategia evolutiva vincente che rinvia l’estinzione.

I ricercatori, che hanno studiato circa 300 forme di molluschi vissuti e morti nell’oceano negli ultimi cinque milioni di anni, hanno in pratica scoperto che un alto metabolismo predice quali specie si sono estinte.

Le lumache di mare, le cozze e le capesante che bruciavano la maggior parte dell’energia nella loro vita quotidiana avevano più probabilità di estinguersi rispetto ai loro “cugini” meno energici, specialmente quando vivevano in piccoli habitat oceanici. Le cause dell’estinzione sono varie e complesse, è ovvio, ma il lavoro indica un nuovo collegamento tra la velocità con cui gli animali usano l’energia per crescere e mantenere i loro tessuti corporei e il tempo che la specie ha di vivere sulla Terra.

Il nuovo assunto quindi, invece di “sopravvivenza del più adatto”, sarà forse “sopravvivenza dei più pigri”? Beh, andiamoci cauti, anche perché secondo gli studiosi tutto sarebbe collegato solo e soltanto al metabolismo:

Più basso è il tasso metabolico, più è probabile la specie a cui appartieni sopravvivrà”, dice Bruce Lieberman, professore di ecologia e biologia evolutiva che ha guidato la ricerca presso la Kansas University.

Lo studio

Gli scienziati hanno esaminato 299 specie di gasteropodi, come lumache, e di bivalvi, tra cui cozze e capesante, che vivevano nell’Oceano Atlantico occidentale in qualsiasi momento a partire dal Pliocene, più di cinque milioni di anni fa, fino ai giorni nostri. Quando i ricercatori hanno calcolato i tassi metabolici a riposo per ciascuna specie, hanno scoperto che l’uso di energia differiva notevolmente per le 178 specie che si erano estinte rispetto a quelle che vivono ancora oggi.

La spiegazione probabile è che le cose che erano più pigre o pigre avevano meno energia o fabbisogno di cibo e quindi potevano accontentarsi di poco quando i tempi erano cattivi”, afferma Lieberman.

Il lavoro potrebbe aiutare gli ambientalisti a prevedere meglio quali specie siano destinate a estinguersi prima, dato che il cambiamento climatico globale ostacola la produzione di cibo. Il passo successivo è scoprire se il metabolismo possa giocare un ruolo nei tassi di estinzione di altri animali, compresi quelli che vivono sulla terra.

conchiglieCredit: Neogene Atlas of Ancient Life / University of Kansas

Questo risultato non significa necessariamente che i pigri siano i più adatti, perché a volte quelli pigri sono quelli che consumano più risorse – ha aggiunto Lieberman. La pigrizia dell’umanità, quando si tratta di cercare di arrestare i cambiamenti sul pianeta che stiamo causando, può essere il più grande pericolo che affligge la nostra stessa specie”.

La ricerca, dicono gli esperti, indicherebbe semplicemente che essere pigri può rendere più propensi a sopravvivere. “Quindi, ecco un pisolino va bene, dopo aver risolto la crisi ambientale del nostro pianeta”, chiosano.

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