Singapore pianterà un milione di alberi entro il 2030

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L’espansione umana e gli interessi economici ad essa legati hanno quasi azzerato lo splendido patrimonio verde, fatto principalmente di mangrovie, di Singapore. Ma ora lo Stato ha deciso di ridarsi di nuovo un volto verde e punta a piantare un milione di alberi entro il 2030.

Tra il 1953 e il 2018, Singapore ha perso quasi il 90% delle sue mangrovie a causa dell’espansione urbana e di altre attività umane. Uno scempio a cui occorreva rimediare. Così ad agosto il governo ha lanciato il progetto di un nuovo parco naturale, il Sungei Buloh Park Network. Quest’ultimo copre 400 ettari in un’area che funge da sito di rifornimento per gli uccelli migratori e ospita buceri orientali, lontre e coccodrilli. Ma l’iniziativa fa parte di uno sforzo più ampio volto a piantare un milione di alberi in tutta la città-stato entro il 2030

Il movimento One Million Trees è uno sforzo a livello nazionale per piantare un milione di alberi in tutta Singapore nei prossimi 10 anni, portando il numero totale a 8 milioni.

Oltre ad aggiungere nuovi habitat per la fauna selvatica, i ricercatori affermano che il rimboschimento aiuterà a catturare l’anidride carbonica, abbassare la temperatura della città e fornire un aiuto contro l’erosione costiera e l’innalzamento del livello del mare.

“Il movimento One Million Trees mira a riportare la natura nella nostra città piantando più di un milione di alberi in tutta Singapore nei prossimi 10 anni. La comunità è la chiave del successo di questo movimento, quindi unisciti a noi per svolgere un ruolo attivo nell’inverdimento di Singapore! Ad oggi ne abbiamo piantati  60.522 alberi in tutta Singapore!” si legge sul sito ufficiale, in cui c’è un contatore che indica il numero di alberi piantati fino a questo momento.

Un gioiello chiamato mangrovia

La Sungei Buloh Wetland Reserve ha una storia leggendaria. È qui che le lontre dal pelo liscio di Singapore (Lutrogale perspicillata) sono state scoperte per la prima volta negli anni ’90 dopo essere state ritenute estinte localmente, ed è anche il luogo in cui è in pericolo di estinzione il cosiddetto albero del coccodrillo (Bruguiera hainesii), una mangrovia della famiglia Rhizophoraceae. La città-stato ha 11 degli ultimi 200 alberi di questa specie rimasti al mondo.

Secondo Dan Friess, professore di geografia dell’Università Nazionale di Singapore, le mangrovie  hanno un impatto ecologico enorme:

“Abbiamo solo una piccola area di mangrovie, ma al suo interno è presente un’enorme biodiversità. Ad esempio, negli Stati Uniti ci sono solo tre specie di specie vegetali di mangrovie, mentre a Singapore ne puoi trovare 35 diverse”.

Le mangrovie di Singapore sono un laboratorio vivente per i ricercatori che hanno scoperto molti dei loro segreti in decenni di studi.

“Solo nelle mangrovie del Mandai i ricercatori hanno trovato 20 specie nuove per la scienza”, ha detto Friess.

I biologi hanno anche scoperto che le zone umide di Sungei Buloh e la vicina pianura fangosa di Mandai sono interdipendenti; i semi viaggiano dalle mangrovie Mandai alle zone umide di Sungei Buloh e sono entrambe parti importanti dell’habitat degli uccelli costieri migratori.

Aiutare se stessi aiutando la foresta

In quanto città-stato con risorse terrestri limitate, Singapore è da tempo combattuta tra sviluppo urbano e protezione della natura. Ha perso gran parte della sua foresta primaria nel 19° secolo a causa del disboscamento, poi un secolo dopo, una popolazione in rapida crescita e un rapido sviluppo urbano hanno fatto sì che gli alberi fossero rimossi per la bonifica del terreno e per costruire serbatoi per la sicurezza dell’acqua.

Questa espansione ha avuto un forte impatto sulle mangrovie della regione. Nel 1953, le foreste di mangrovie di Singapore coprivano circa 63,4 chilometri quadrati ma in questi anni si sono ridotte drasticamente e coprono un’area pari a 8 kmq, una perdita dell’87%. Così il Paese ha deciso di aderire al progetto mondiale One Million Trees, lanciato il 4 marzo 2020, che prevede il ripristino delle foreste interne e di mangrovie. A ottobre, sono stati piantati oltre 60mila alberi tra cui 4 varietà di specie autoctone di mangrovie: Palaquium obovatum, Buchanania arborescen, Fagraea auriculata e Sindora wallichii. Le ultime due specie sono considerate in pericolo di estinzione a Singapore.

I vantaggi

Le mangrovie forniscono anche molti servizi ecosistemici alle comunità umane. Possono aiutare a fermare l’erosione del suolo trattenendolo con le loro radici, oltre a ridurre l’impatto delle onde sulla riva. E poiché esse possono intrappolare i sedimenti tra le loro radici e creare il proprio suolo, i ricercatori sostengono che potrebbero essere in grado di aiutare a mantenere le città costiere al riparo dall’innalzamento del livello del mare, dovuto al riscaldamento globale.

“Fungono da filtri d’aria naturali, riflettono il calore radiante e le superfici fredde e [abbassano] la temperatura dell’ambiente attraverso l’ombra e l’evapotraspirazione. Aiutano a mitigare l’effetto dell’isola di calore urbana e il cambiamento climatico”, ha detto Adrian Loo, direttore del NParks Conservation Group. “Foreste sane svolgono anche un ruolo nella regolazione del ciclo dell’acqua”.

C’è un altro vantaggio, non così locale, nel ripristinare le mangrovie: curare il clima globale. Esse infatti assorbono grandi quantità di CO2 dall’atmosfera mitigando gli effetti dei cambiamenti climatici legati alle nostre emissioni. A parità di estensione, le mangrovie possono sequestrare molto più anidride carbonica di quanto non facciano le foreste pluviali.

“Le mangrovie possono immagazzinare da tre a cinque volte più Co2 per ettaro rispetto ad altri tipi di foresta”, ha detto Friess.

Un motivo in più per ripristinarle in uno dei luoghi in cui tali alberi sono sempre stati diffusi.

Fonti di riferimento: Mongabay, Nparks,

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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