Artico in fiamme (di nuovo): la Siberia brucia come mai prima. Il disastro visto dai satelliti

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In una stagione di caldo record, la Siberia brucia anche per colpa degli incendi. Solo durante la giornata di sabato, sono stati circa 300 quelli divampati nella regione artica.

A darne notizia è stato il servizio forestale della Russia secondo cui nei giorni scorsi e in particolare sabato nella parte settentrionale della Siberia ci sono stati circa 300 incendi, molti dei quali impossibili da domare perché situati in aree troppo difficili da raggiungere. Per questo il governo sta valutando anche l’uso di soluzioni drastiche come gli esplosivi.

Quella del 2020 rischia di essere un’annata ancora peggiore rispetto al 2019, quando la Siberia venne devastata dalle fiamme. Purtroppo il clima insolitamente mite e caldo che attraversa ampie zone da gennaio, unito alla bassa umidità del suolo, ha contribuito a una ripresa degli incendi che l’estate scorsa hanno devastato la regione, secondo quanto riferito dalla rete di monitoraggio del clima dell’Unione europea Copernicus.

Sia il numero che l’intensità degli incendi in Siberia e in alcune parti dell’Alaska sono aumentati da metà giugno, provocando le più alte emissioni di carbonio del mese – 59 milioni di tonnellate di CO2 – da quando sono iniziate le registrazioni nel 2003. Ma altri 159 altri incendi sono stati considerati troppo remoti e costosi da gestire, con oltre 333.000 ettari di foreste andate in fiamme.

Da metà giugno, le regioni della Siberia settentrionale, anche oltre il circolo polare artico, hanno registrato temperature senza precedenti.

L’esperto di servizi meteorologici della Russia, Roman Vilfand, ha spiegato che gli anticicloni – che creano cieli anormalmente chiari senza nuvole o pioggia – sono aumentati nell’emisfero settentrionale. Inoltre, nell’Artico, dove il sole non tramonta in estate, la luce solare riscalda la superficie terrestre tutto il giorno, aumentando il rischio di incendi.

Secondo il servizio meteorologico russo, gli incendi quest’anno hanno già coperto un’area il 9,6% più grande rispetto a quella dello stesso periodo dello scorso anno.

Gli incendi visti dai satelliti europei e americani

E i satelliti purtroppo non fanno che confermare i danni a cui il global warming sta contribuendo. Sia l’europeo Copernicus che la Nasa stanno monitorato gli incendi dallo spazio e le immagini che hanno pubblicato sono davvero spaventose.

cams incendi

©Cams

“L’evoluzione dell’attività antincendio nell’Artico di questa estate è stata finora molto simile a quella che abbiamo visto nel 2019, con entrambi gli anni che hanno mostrato incendi straordinariamente intensi rispetto ad altri anni dal 2003 per i quali disponiamo di dati”, spiega Mark Parrington, scienziato senior di CAMS (Copernicus Atmosphere Monitoring Service). “Sebbene entrambi gli anni siano stati molto insoliti, quest’anno abbiamo assistito ad altre incendi più a est in Siberia.”

I più grandi roghi sono ancora in corso nella vasta regione russa della Yakutia dove le temperature sono state costantemente superiori ai 30° e dove il 2 luglio è stato dichiarato lo stato d’emergenza.

Anche la Nasa attraverso il satellite ha catturato questa immagine degli incendi siberiani con le enormi nuvole di fumo che oscurano vaste aree. Aqua ha immortalato la zona il 1° luglio 2020. I fuochi, indicati dai puntini rossi sull’immagine, coprono una grande porzione della regione siberiana.

incendi russia nasa

©Nasa

Secondo Greenpeace Russia, sulla base dei dati satellitari, dall’inizio del 2020 sono andati in fumo 9,26 milioni di ettari di foreste, un’area più grande del Portogallo. Purtroppo su un posto meteorologi e esperti di clima sono d’accordo: i cambiamenti climatici sono un fattore determinante nell’aumento degli incendi.

E nei mesi che verranno la situazione è destinata a peggiorare secondo Parrington.

“L’intera estate 2019 è stata insolita in termini di incendi alle alte latitudini settentrionali e finora il 2020 sembra evolversi in modo simile. Questo suggerisce che potremmo vedere un’intensa attività continuare nell’Artico nelle settimane a venire, specialmente quando la stagione degli incendi boreali in genere raggiunge il picco tra luglio e agosto.”

Una certezza che dovrebbe davvero preoccuparci.

Fonti di riferimento: Nasa, Phys.org, Copernicus ,

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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