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Sentenza storica: gli agricoltori vincono la causa contro Shell per gli sversamenti di petrolio nel Niger

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Lo scorso 29 gennaio, la Corte d’Appello dell’Aja, in Olanda, ha emesso una sentenza storica, unica nel suo genere per gli esperti di diritto ambientale. È la prima volta che un tribunale sottopone una grande multinazionale del petrolio, in questo caso la Shell Nigeria, all’obbligo di vigilanza (duty of care) all’estero.

La branch nigeriana della Shell, nota multinazionale del petrolio di proprietà anglo-olandese, è stata condannata a risarcire i gravi danni presumibilmente causati dalle attività petrolifere condotte nell’importante area del Delta del Niger, in Nigeria, centro nevralgico dell’industria petrolifera globale.

La sentenza del tribunale olandese obbliga la sussidiaria nigeriana della Royal Dutch Shell a risarcire quattro agricoltori nigeriani per i presunti danni economici e ambientali subiti a seguito dei continui sversamenti di petrolio originati dagli oleodotti della suddetta compagnia, che avrebbero gravemente inquinato i terreni limitrofi e i corsi d’acqua.

I due incidenti petroliferi oggetto di indagine, avvenuti tra il 2004 e il 2007, avrebbero determinato la fuoriuscita di grandi quantità di petrolio dagli oleodotti. Il materiale inquinante avrebbe quindi invaso e penetrato un’area di estensione pari a 60 campi da calcio, devastando due interi villaggi.

Tuttavia, come disposto dalla legge nigeriana, applicata anche nel caso civile olandese, se gli sversamenti fossero indotti da intenzionali atti di sabotaggio, la compagnia petrolifera non dovrebbe ottemperare ad alcun obbligo di compensazione. Proprio facendo leva su questo controverso aspetto, la Shell si difende dalle accuse, avanzando l’ipotesi di sabotaggio dei propri oleodotti sotterranei nella regione del Delta. Inoltre, la Shell olandese si ritiene estranea alle operazioni della sua filiale nigeriana, la Shell Petroleum Development Company of Nigeria (SPDC) ed ha espresso “sgomento” per l’esito della sentenza.

Nella sentenza, avverso la quale è ammesso l’appello dinanzi alla Corte Suprema olandese, non sono indicati né l’ammontare esatto del risarcimento (che sarà stabilito in una fase successiva), né le modalità di compensazione a favore dei quattro agricoltori. La Corte d’Appello dell’Aja non ha attribuito responsabilità dirette alla compagnia madre della Shell, con sede nei Paesi Bassi, ma ha invitato sia la Shell olandese sia la Shell nigeriana ad intervenire tempestivamente per evitare future perdite di petrolio. A tal scopo, è stato chiesto di vigilare sul corretto funzionamento del sistema di rilevamento delle perdite di petrolio dagli oleodotti e di controllare le attuali condizioni dell’oleodotto che avrebbe causato una delle due perdite.

Il caso era stato portato in tribunale nel 2008 dagli agricoltori nigeriani, con il supporto dell’organizzazione ambientale olandese Milieudefensie, filiale della rete ambientalista globale Friends of the Earth. Convinti di dover portare avanti una battaglia legale per ottenere le legittime riparazioni per le perdite economiche subite a causa della contaminazione dei terreni e delle risorse idriche della regione del Delta del Niger, gli agricoltori e i cittadini nigeriani ora esultano per il verdetto olandese, arrivato dopo ben 13 anni di attesa.

Come già detto, gli sversamenti di petrolio oggetto della disputa sarebbero avvenuti tra il 2004 e il 2007, ma l’inquinamento derivante dalle perdite degli oleodotti è sempre stato un problema irrisolto nel Delta del Niger, dove la Shell ha iniziato le sue scoperte ed esplorazioni petrolifere alla fine degli anni Cinquanta, con il tacito accordo delle forze di sicurezza governative.

Negli anni Settanta, in quella stessa regione vennero scoperti immensi giacimenti di petrolio e gas, che hanno attratto non solo la compagnia Shell ma anche altre importanti multinazionali del settore petrolifero (Eni, Exxon Mobil, Total, Chevron). Milioni di persone che vivono nel Delta del Niger soffrono le conseguenze dell’inquinamento derivato dal greggio, che priva i residenti del diritto a vivere in un ambiente salubre. Ogni anno 16.000 bambini muoiono nell’area per cause ambientali. L’aspettativa di vita nel Delta del Niger è di 10 anni inferiore rispetto al resto della Nigeria.

Fonti: Friends of the Earth/ Al-Jazeera

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Donatella Vincenti. Laureata in Lingue e Scienze Politiche, nel 2017 ha conseguito un dottorato alla Luiss sulla transizione ecologica nel mondo arabo-islamico. Nel 2015 ha curato la rubrica "Green Islam" per la webradio Radio Bullets.
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