Creato il sensore per l’inquinamento atmosferico più piccolo del mondo: si inserisce all’interno di uno smartphone

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L’inquinamento prodotto dalle polveri sottilii, come le particelle di PM2,5, è una seria minaccia per la nostra salute, ma un team di scienziati austriaci ha sviluppato il più piccolo sensore di particelle al mondo, progettato specificamente per rilevare questi inquinanti nocivi e offrire informazioni molto precise sulla qualità dell’aria in un determinato luogo. Il sensore è talmente piccolo che può essere inserito anche all’interno di dispositivi indossabili, dagli smartwatch ai vestiti.

Grande quanto due monete da un centesimo impilate l’una sull’altra, il sensore è particolarmente efficiente dal punto di vista energetico grazie alle sue dimensioni, non richiede manutenzione e può essere integrato nei dispositivi mobili. Un piccolissimo oggetto che misura 12x9x3 millimetri ma capace di misurare la qualità dell’aria dell’ambiente in tempo reale e segnalare con un avviso sonoro un eventuale aumento dei valori delle polveri sottili.

Al lavoro su questo prototipo sono i ricercatori della Graz University of Technology (TU Graz) austriaca che da tempo erano alla ricerca di una soluzione economica, compatta e versatile in grado di avvisare i singoli utenti sulle condizioni pericolose dell’aria, soprattutto nelle grandi città.

Lo sviluppo si è basato su metodi ben noti di strumenti di misura convenzionali, nonché metodi di produzione e integrazione moderni, che hanno riunito il team del progetto in un processo di innovazione. L’innovazione è la miniaturizzazione stessa, come spiega uno degli ideatori, Paul Maierhofer:

“Il sensore è proprio al limite di ciò che è fisicamente e tecnicamente fattibile e comporta molti accorgimenti per funzionare a queste dimensioni”.

I vantaggi legati all’utilizzo di questo sensore di particelle sono tanti se si considera che secondo uno studio dell’Agenzia europea dell’ambiente (AEA), oltre 400.000 persone muoiono prematuramente ogni anno solo in Europa a causa dell’inquinamento da particolato.

Con l’aiuto di dispositivi indossabili dotati del sensore, ogni persona può monitorare l’aria e comportarsi di conseguenza in caso di valori di polvere fine pericolosi per la salute.

“Ad esempio, evitando percorsi particolarmente inquinati quando si fa jogging o ci si sposta quotidianamente per andare al lavoro”,

ha aggiunto Alexander Bergmann, capo dell’Istituto di misurazione elettrica e sistemi di sensori della TU Graz e supervisore di dottorato di Paul Maierhofer.

Non solo nei dispositivi indossabili. Spiegano gli scienziati che il ssensore può anche essere integrato anche nelle applicazioni locali – sia in casa che all’aperto, ad esempio nelle centraline – e fornisce così una varietà senza precedenti di valori misurati. Bergmann è convinto che ciò rappresenti una rottura rispetto al passato nel monitoraggio della qualità dell’aria:

“Il monitoraggio a maglie strette e completo della qualità dell’aria è finora fallito a causa delle dimensioni, della complessità e del costo dei sensori di misurazione attualmente disponibili. Il nostro sensore di particelle colma una lacuna. I dati ottenuti possono servire come base per ulteriori misure normative e sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema del particolato”.

Altro vantaggio è il costo. Al momento si tratta di un prototipo ma la produzione in serie dovrebbe essere prossima e secondo gli ideatori avrà prezzi contenuti e notevolmente inferiori rispetto ai sensori attualmente disponibili.

Uno strumento in più per tenerci al riparo dall’inquinamento.

Fonti di riferimento: Tu Graz

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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