Scioglimento dei ghiacciai a ritmo record. In soli 20 anni persa un’area grande quanto il Regno Unito

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Lo scioglimento dei ghiacciai del nostro Pianeta non è mai stato così veloce e ha raggiunto livelli record. Negli ultimi venti anni, infatti, il ritmo del preoccupante fenomeno è aumentato del 65%. Dal 1994 al 2017 abbiamo perso 28 trilioni di tonnellate di ghiaccio, l’equivalente di un’area estesa come il Regno Unito. A rivelarlo è un nuovo interessante studio pubblicato sulla rivista scientifica “The Cryosphere”.

Si tratta di una ricerca unica nel suo genere, visto che si configura come la prima indagine che usa i dati satellitari per analizzare la perdita di ghiaccio a livello globale.

Lo studio, condotto da un team di ricercatori dell’Università di Edimburgo, della School of Earth and Environment, dell’ Università di Leeds, dell’University College di Londra insieme agli esperti dei dati della società Earthwave, è stato finanziato dal Natural Environment Research Council del Regno Unito.

Un fenomeno che mette a rischio interi habitat e popolazioni

“Adesso le calotte glaciali stanno seguendo gli scenari di riscaldamento climatico peggiori rispetto alle previsioni fatte dal Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici. L’innalzamento del livello del mare su questa scala avrà impatti molto gravi sulle comunità costiere nel secolo che stiamo vivendo” ha dichiarato il ricercatore Thomas Slater, principale autore della ricerca. “Negli ultimi tre decenni c’è stato un enorme sforzo internazionale per capire cosa sta succedendo ai singoli componenti del sistema dei ghiacciai della Terra. L’analisi è stata rivoluzionata dai satelliti, che consentono di monitorare regolarmente le regioni vaste e inospitali dov’è possibile trovare il ghiaccio”.

Oggetto dell’indagine sono stati 215.000 ghiacciai sparsi in tutto il Pianeta, tra cui le calotte polari in Groenlandia e in Antartide, le piattaforme di ghiaccio che galleggiano intorno all’Antartide e il ghiaccio marino alla deriva nell’Artico. Durante il periodo di monitoraggio, che va dal 1994 al 2017, si è registrata una perdita di 7,6 trilioni di tonnellate di ghiaccio marino artico e di 6,5 trilioni di tonnellate dalle piattaforme dei ghiacci antartici.

studio-ghiacciai

@The Cryosphere

 

La metà di tutte le perdite riguarda il ghiaccio sulla terraferma. La maggioranza della scomparsa dei ghiacciai (58%) si è verificata nell’emisfero settentrionale, mentre il resto delle perdite (42%) ha interessato l’emisfero australe. Questa situazione rischia di spazzare via interi habitat da cui dipendono numerose specie animali come gli orsi polari, ma non solo. Lo scioglimento dei ghiacciai aumenta inevitabilmente il rischio di inondazioni. Lo studio condotto dal team di ricercatori britannici ha rivelato che le perdite di ghiaccio degli ultimi anni hanno portato ad un innalzamento globale del mare di 35 millimetri. E secondo le stime degli esperti, per ogni centimetro di innalzamento del livello del mare circa un milione di persone che vive nelle regioni di pianura rischia di essere sfollato.

“Oltre a contribuire all’innalzamento medio globale del livello del mare, i ghiacciai montani sono anche fondamentali come risorsa di acqua dolce per le comunità locali” spiega il ricercatore Inès Otosaka dell’Università di Leeds. “La scomparsa dei ghiacciai in tutto il mondo è quindi di importanza cruciale sia a livello locale che globale.”

Le cause principali dello scioglimento dei ghiacciai

Il team di ricercatori britannici ha anche esaminato le principali cause di scioglimento dei ghiacciai. Per quanto riguarda il ghiaccio marino artico e i ghiacciai di montagna, il fenomeno è stato provocato innanzitutto dall’aumento delle temperature atmosferiche. Invece, il riscaldamento degli oceani si è rivelato la causa primaria dello scioglimento della calotta glaciale antartica. Infine, a provocare la progressiva scomparsa dei ghiacciai in Groenlandia e nelle piattaforme glaciali antartiche sarebbe stata la combinazione dei due fattori, ovvero l’incremento delle temperature atmosferiche e di quelle oceaniche.

“Il rubinetto del vasto serbatoio ghiacciato mondiale – sottolinea il ricercatore Mark Drinkwater dell’ESA – è stato aperto dal riscaldamento globale. La continuità nei dati satellitari è la chiave per prevedere future perdite di ghiaccio e per provare a mitigare le minacce provocate dall’innalzamento del livello del mare e dal restringimento dei ghiacciai di alta montagna e da ulteriori feedback climatici”.

Fonte: The Cryosphere/University of Leeds

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Per la rivista Sicilia e Donna si è occupata principalmente di cultura e interviste. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe
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