Gli scampi triturano la microplastica del Mediterraneo in pezzi ancora più piccoli, e non va affatto bene! Lo studio

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Una notizia gravissima e sconcertante. Le viscere dei crostacei stanno polverizzando la microplastica presente nei nostri mari. Questa viene così ingerita da creature ancora più piccole alla base della catena alimentare marina

Gli scampi ingeriscono particelle di micro-plastica. E non solo. Grazie a una particolare struttura presente nel loro tratto digerente, nota con il nome ‘mulino gastrico’ (che assolve alla stessa funzione dei denti nei mammiferi), sono in grado di triturare e sminuzzare le microplastiche.

Che i crostacei fossero pesantemente contaminati lo sapevamo già, ma ora sappiamo che quello che sta accadendo è ancora più grave di quanto potessimo immaginare.

Questi frammenti sempre più piccoli, infatti, vengono quindi eliminati in ambiente e divengono a loro volta potenziali contaminanti per animali marini più piccoli.

Lo rivela uno studio maturato al Disva, Dipartimento scienze vita e ambiente, ateneo di Cagliari, e pubblicato sulla rivista Environmental Science and Technology.

I ricercatori sardi hanno messo in luce che il “percorso” inquinante della plastica, veicolato da animali come gli scampi in grado di triturare la plastica accumulata nell’ambiente marino, è più lungo, persistente e pervasivo di quanto si potesse prevedere fino ad oggi.

@Claudia Dessì/Unica

“Questi organismi non solo ingeriscono accidentalmente queste particelle, ma hanno un ruolo attivo nella triturazione e frammentazione delle microplastiche attraverso il ‘mulino gastrico’ che essenzialmente assolve alla stessa funzione dei denti. Questa triturazione che avviene durante la ‘digestione’ rende le particelle sempre più piccole e, una volta espulse dall’organismo, sempre più disponibili per altri animali sempre più piccoli, prolungando ulteriormente il viaggio delle plastiche nell’ambiente marino”, spiega il professor Cau.

Purtropo anche altri organismi  hanno analoghe caratteristiche anatomiche e, potenzialmente, gli scampi potrebbero essere solo i primi di una lunga lista di animali marini che hanno un ruolo attivo nel triturare la plastica già accumulata nell’ambiente”.

Il quadro che ne emerge è disarmante.

“Le microplastiche sono primarie se vengono specificatamente prodotte di piccole dimensioni (da 5mm a 1 micron). Sono secondarie se derivano dalla frammentazione di plastiche più grandi. I nostri risultati hanno documentato come la natura accumuli un nuovo tipo di microplastiche secondarie: quelle che sono state processate biologicamente attraverso la triturazione e digestione”, conclude Cau.

La scoperta pone un quesito: quante ne sono state accumulate in questi decenni?

La risposta potrebbe essere davvero sconfortante…

Fonti: Unica/Environmental Science and Technology

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Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
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