Cinque modi in cui i “satelliti dei mari” potrebbero contrastare la fuoriuscita di petrolio alle Mauritius

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A fine luglio un grave incidente si è verificato alle Isole Mauritius. Il carburante a bordo della nave Wakashio, scontratasi contro la barriera corallina, è finito in mare provocando gravi danni.

Le tecnologie avrebbero potuto limitare di gran lunga il disastro, tra queste i droni dei mari di Saildrone. E potrebbero ancora fare qualcosa per contrastare questo enorme disastro ambientale.

Alcune delle più recenti tecnologie di rilevamento delle fuoriuscite di petrolio erano state offerte a Mauritius negli ultimi 43 giorni, ma non c’è stata ancora alcuna risposta dalle autorità mauriziane.

Si tratta di sistemi che non hanno nemmeno bisogno degli esseri umani per essere gestiti. Tra esse vi sono anche i cosiddetti satelliti dei mari di Saildrone che potrebbero trasformare la risposta alle fuoriuscite di petrolio, come quella delle Mauritius.

Misteriose sostanze scure sono state rilevate questo fine settimana nelle acque un tempo limpide del Blue Bay Marine Park. Sebbene gli scienziati del governo affermino che siano alghe, molti credono che potrebbero essere alghe morte o olio emulsionato, entrambi prodotti del combustibile tossico che ora creano reazioni chimiche invisibili nella laguna corallina di Mauritius.

Le tecnologie sviluppate per il monitoraggio degli oceani e la risposta alle fuoriuscite di petrolio sono ormai avanzate. Ecco i 5 modi in cui potrebbero contrastare e ridurre al minimo i rischi legati alle fuoriuscite di petrolio in mare.

1. Non serve la mano dell’uomo

Le navi scientifiche autonome di Saildrone sarebbero state una tecnologia utile a una situazione come quella affrontata da Mauritius. Essendo autonome, ridurrebbero al minimo il contatto umano e consentirebbero di condurre indagini in aree a rischio più elevato. Inoltre, il tipo di sensori e tecnologie satellitari di cui dispone Saildrone le permettono di essere usata per più scopi contemporaneamente, dal rilevamento di fuoriuscite di petrolio al monitoraggio della salute della biomassa interessata da un eventuale disastro.

E invece di affidarsi alla vista umana per cercare petrolio (sicuramente non il modo più scientifico nel 2020 per gestire una grave fuoriuscita), l’uso di tali sensori di fuoriuscita avrebbe potuto immediatamente rivelare la direzione dei combustibili finiti in mare alle Mauritius.

2. Dati subito disponibili

Negli ultimi giorni è cresciuta la rabbia contro le capacità mostrate dal Japanese Disaster Relief Team, che è riuscito a portare a termine solo 28 campioni in 43 giorni. I video rilasciati dall’agenzia governativa giapponese per lo sviluppo internazionale, JICA, mostrano il team che fa snorkelin, senza sistemi di monitoraggio biologico scientifici, una consuetudine dopo una grave fuoriuscita di petrolio.

I “satelliti dei mari” Saildrone invece effettuano in media 600 campionamenti di dati al minuto. Si tratta di 2 milioni di campioni di dati al giorno,  tutti memorizzati e inviati a riva in tempo reale tramite satellite. Ciò significa che in 43 giorni, Mauritius avrebbe potuto elaborare 46 milioni di campioni di dati per garantire la protezione di quest’area di biodiversità incontaminata. Invece, ne ha solo 28.

3. Sensori per rilevare animali marini

Le navi scientifiche autonome hanno la capacità di tracciare i mammiferi marini e la biomassa su una scala prima impossibile per gli esseri umani. Ciò significa che possono rilevare automaticamente mammiferi e pesci e cosa sta succedendo alle popolazioni ittiche a causa sia della fuoriuscita di petrolio che di un’operazione di salvataggio fallita.

4. Sicurezza marittima

I mauriziani sono rimasti scioccati quando è stato rivelato che una nave così grande come la Wakashio aveva percorso una grande distanza senza essere intercettata. L’affondamento di un rimorchiatore dell’Autorità Portuale di Mauritius con la perdita di quattro membri dell’equipaggio (tre morti accertate e il capitano è ancora disperso) avrebbe potuto essere evitato se fossero state adottate tecnologie più autonome per missioni così pericolose.

Sarebbero bastate solo 4 navi scientifiche di Saildrone per monitorare e pattugliare l’isola principale di Mauritius, in ciascuna delle quattro principali zone turistiche della costa per valutare gli impatti sulla vita marina.

5. Controllo completo della zona economica esclusiva di Mauritius

I Saildrones hanno completato missioni attraverso interi oceani ma il governo delle Mauritius è stato criticato per l’acquisto di tecnologia obsoleta e costosa che non ha funzionato al meglio. Nonostante gli oltre 33 milioni di dollari spesi, vi sono stati problemi banali come la mancanza di carburante negli elicotteri o il fatto che i mezzi aerei non potessero operare di notte.

Mauritius ha un’area quattro volte quella della Francia o la metà degli Stati Uniti continentali, per questo 4 navi della guardia costiera non sono sufficienti a pattugliare l’area. Le tecnologie autonome sono una soluzione efficiente.

Le navi scientifiche autonome di Saildrone sono solo una delle tantissime tecnologie utili a salvaguardare l’ambiente, soprattutto in un mondo ancora strettamente legato ai combustibili fossili.

Una frontiera tecnologica che merita di essere esplorata e adottata per contrastare eventuali disastri, soprattutto in mare.

Fonti di riferimento: Forbes, Saildrone

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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