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Il sangue di San Gennaro non si scioglie, i ghiacciai invece sì…

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Anche per San Gennaro il 2021 non promette nulla di buono. Non si è sciolto il sangue contenuto nella celebre ampolla. Un segno tutt’altro positivo per chi ci crede. Ma c’è qualcosa che invece si sta sciogliendo a ritmi senza precedenti e a differenza del prodigio napoletano non interessa quasi a nessuno: i ghiacciai italiani e quelli di tutto il mondo.

Mentre tutti gli occhi sono puntati sulla pandemia e ci si affida ai prodigi (e forse troppo poco alla medicina) per sapere che ne sarà del nostro futuro, si sta consumando una tragedia grave ma che non desta lo stesso interesse. I cambiamenti climatici stanno distruggendo i ghiacciai del mondo, testimoni del clima che cambia e sentinelle della qualità dell’aria.

Prepariamoci a dire addio ai ghiacciai italiani

Negli ultimi 150 anni, solo nelle Alpi abbiamo perso qualcosa come il 60% della superficie dei ghiacciai, con punte dell’82% nelle Alpi Giulie e 97% nelle Marittime. A darne notizia è stato il primo report sui ghiacciai italiani realizzato da Legambiente sulla base dgli ultimi dati diffusi dal Comitato Glaciologico Italiano (CGI).

A soffrire di più sono soprattutto le Alpi Orientali ma nello stesso intervallo di tempo i ghiacciai delle Alpi Giulie hanno visto ridursi il proprio volume del 96% e la propria area dell’82%. Situazione non buona anche per i ghiacciai delle Alpi Occidentali e Centrali: sulle prime, sono praticamente scomparsi i ghiacciai delle Alpi Marittime e vi sono molti ghiacciai in cui l’arretramento della fronte ha superato le decine di metri all’anno.

Un pugno in pieno volto è quello che riguarda lo stato di salute del grande ghiacciaio dei Forni sulle Alpi Centrali che, con un’estensione areale di circa 11 kmq, è il più esteso in Italia dopo quello dell’Adamello. Ma oggi ha una fronte appiattita e coperta di detrito, piena di crepe, con fenomeni di collasso e cavità.

I ghiacciai e il black carbon ad alta quota

Se i gas serra che produciamo contribuiscono all’aumento globale delle temperature e a lungo termine ai cambiamenti climatici, i veleni che immettiamo nell’aria sporcano anche il volto candido dei ghiacciai, sensibili testimoni della qualità dell’aria. Secondo lo studio, è sempre più frqeuente la presenza ad alta quota del fenomeno del black carbon, costituito da polveri derivanti dall’inquinamento atmosferico di origine antropica proveniente da incendi e da inquinanti che arrivano dalla pianura.

Oltre a deturpare i ghiacciai, esso ne velocizza lo scioglimento. La presenza di black carbon, di tracce di microplastiche e di vari inquinanti, come su tutti i ghiacciai del pianeta, è un altro lampante segnale dell’invadenza dell’impatto antropico sulla terra.

“Con i dati raccolti in questo report e con la campagna Carovana dei ghiacciai – spiega Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – abbiamo voluto evidenziare in maniera concreta e tangibile gli effetti che il riscaldamento climatico sta già avendo anche sul nostro Paese e sui ghiacciai alpini. Per questo occorre agire adesso e al più presto, senza perdere altro tempo, se non vogliamo che il riscaldamento climatico produca effetti devastanti e irreversibili sui territori alpini. Un appello che rilanciamo nuovamente al Governo a pochi giorni dal quinto anniversario dalla firma degli Accordi di Parigi. Occorre mettere in campo misure e politiche ambiziose sul clima con lo scopo di arrivare a emissioni nette pari a zero al 2040, in coerenza con l’Accordo di Parigi, ed è urgente definire approfonditi piani di gestione ed adattamento, risultato di politiche e di investimenti che sappiano valorizzare il grande lavoro di studio che si sta producendo sulla montagna al fine di tradurlo in strategie concrete volte ad aumentare la resilienza delle popolazioni e del territorio”.

Entro 20 anni perderemo la Marmolada

In base agli ultimi dati raccolti dai ricercatori, anche il ghiacciaio della Marmolada a differenza del sangue di San Gennaro, si sta sciogliendo molto velocemente e potrebbe scomparire addirittura nell’arco di 15-20 anni.

Emorragia di ghiacciai in tutto il mondo

Anche nel resto del mondo, lo stato di salute dei ghiacciai è preoccupante molto più del mancato prodigio che ogni anno viene atteso con fervore a Napoli. Le foto pubblicate sui social media questa settimana mostrano quanto il cambiamento climatico e l’inquinamento abbiano influenzato il ghiacciaio Rongbuk sul lato nord dell’Everest. Quest’ultimo si trova nel Tibet meridionale. Due grandi ghiacciai affluenti, il ghiacciaio Rongbuk orientale e il ghiacciaio Rongbuk occidentale, sfociano nel ghiacciaio principale Rongbuk, che forma l’omonima valle a nord del Monte Everest. Perché questo ghiacciaio è così importante? Esso è una fonte d’acqua primaria per i principali fiumi asiatici come l’Indo e lo Yangtze, quindi il suo scioglimento stagionale è essenziale per milioni di persone in India e Cina. Tuttavia,, l’intenso smog dei paesi vicini ne sta provocando il restringimento. Quando le particelle di fuliggine, sporco e fumo si depositano sulla superficie dei ghiacciai, assorbono il calore del sole e ne favoriscono il rapido scioglimento.

Eppure oggi non ne parliamo. E’ più comodo attribuire a presunti prodigi le sorti umane, invece di prenderci la colpa delle nostre azioni.

Per leggere il dossier completo clicca qui

Fonti di riferimento: Legambiente

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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