Sacchi cancerogeni abbandonati lungo il torrente Agno, nel Vicentino

sacchi Trissino

Insoliti sacchi bianchi, abbandonati in Veneto, lungo gli argini del torrente Agno, a Trissino. È quanto sta accadendo negli ultimi giorni. Purtroppo, il contenuto è davvero preoccupante visto che contengono rifiuti cancerogeni.

A lanciare l’allarme è stato Vicenza Today, secondo cui da qualche giorno chi passa lungo la strada sterrata che costeggia il torrente Agno, a Trissino, comune dell’Ovest Vicentino, ha notato la presenza di una grande quantità di sacchi bianchi, la cui origine finora è sconosciuta. I sacchi si trovano a ridosso del cantiere della Superstrada pedemontana veneta (Spv), ancora in costruzione.

Gli abitanti della zona da tempo si dicono preoccupati. Su alcuni sacchi infatti è possibile leggere il codice identificativo “Cer 170503* Hp 7” ossia “la terra o le rocce contenenti sostanze pericolose”. Inoltre, la categoria di appartenenza, nota gergalmente come “Caratteristica di pericolo” è il gruppo 7, o meglio Hp7 ossia quella di “cancerogeno”. In alte parole, il codice si riferisce a una categoria di rifiuto che causa il cancro o ne aumenta l’incidenza.

Nei giorni scorsi, i rappresentati del Coordinamento Veneto Pedemontana Alternativa che da anni si batte contro la Spv, si sono recati sul posto verificando l’effettiva presenza dei sacchi bianchi. Queste le parole dell’architetto Massimo Follesa, portavoce del Coordinamento:

“Ecco i ritrovamenti di materiale cancerogeno che a Trissino sono stati depositati lungo il sedime della Pedemontana Veneta, così sembrerebbe, dopo che il Concessionario, ovvero la Sis, ha correttamente proceduto ad insacchettare una quantità impressionante di materiale proveniente non si sa bene da dove e non si sa bene da quanti anni rimasto in condizioni poco acconce alla salute pubblica. Nessuno sa da dove provengano tali inquinanti e per quanto tempo siano rimasti occultati senza che se ne avesse evidenza” si legge sul sito del Coordinamento.

Secondo Follesa, l’avanzare della Spv “ha portato o riportato alla ribalta almeno sei o sette siti contaminati”.

Il Veneto sembra dunque non trovare pace, dal caso Miteni e ai Pfas nelle acque.

“Adesso, tanto per finire in bellezza, scopriamo materiale che sembra essere cancerogeno. Che caspita di posto è mai questo” si chiede Follesa sostenendo anche che la Sov è “un’altra grande opera dall’incidenza ambientale rilevante sulla quale da troppo tempo è calata una coltre di silenzio imperforabile”.

Il Coordinamento ha inviato una richiesta di chiarimento alle autorità responsabili dell’ambiente e della salute di Regione Veneto e di Trissino.

“Vorremmo ben sapere come intenda muoversi la Regione Veneto alla quale chiediamo di estendere in modo massivo e approfondito lo screening sanitario ai trissinesi visto che i nostri peggiori timori cominciano ad avverarsi. Ma soprattutto chiediamo alla giunta comunale di Trissino di informare la popolazione. Chiediamo di sapere se al privato proprietario dell’area, ovvero la famiglia Marzotto, sia stato notificato un provvedimento in forza del quale si è obbligato lo stesso proprietario a completare una fase di caratterizzazione del sito della quale chiediamo di conoscere ogni virgola. Quella terra contaminata va bonificata sino all’ultima molecola. E la bonifica deve pagarla chi ha inquinato. Se si ripetesse un caso Miteni due con annesso fallimento della società cui spetta l’onere del risanamento saremmo all’ennesima bestemmia contro l’ambiente”.

Come sempre, a pagarne le spese saranno gli ignari cittadini

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Francesca Mancuso

Foto: VicenzaToday

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