Trovate tracce di cesio-137 nella sabbia del Sahara caduta sull’Europa, residui dei vecchi test nucleari francesi

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Siamo agli inizi di febbraio 2021, la neve e il cielo diventano arancioni nel massiccio del Giura, la catena montuosa a nord delle Alpi che segna una parte del confine tra Francia e Svizzera. La tempesta di sabbia del Sahara sta riversando le sue particelle fini.

Proprio qui si trova Pierre Barbey, consulente scientifico volontario del laboratorio ACRO, l’associazione per il controllo della radioattività in Occidente. Dalla sua auto ricoperta di sabbia preleva un campione per cercare tracce di Cesio-137, un elemento radioattivo derivante da test nucleari.

@Acro

Il campione, raccolto con un fazzoletto, viene analizzato dal laboratorio ACRO. E le particelle fini di sabbia rivelano un dato davvero molto inquietante.

“Il risultato dell’analisi è chiaro, il cesio-137 è chiaramente identificato. Si tratta di un radioelemento artificiale, che quindi non è naturalmente presente nella sabbia, un prodotto della fissione nucleare generato durante un’esplosione nucleare” spiega ACRO.

La nuvola di sabbia del Sahara, quindi, ha versato le sue vecchie tracce di cesio-137 ovunque sia passata. E non solo sugli splendidi paesaggi invernali del Giura o sulla Francia.

@Acro

“Ricordo molto bene che 30 anni fa, quando fu creato ACRO (nato dopo il disastro di Chernobyl), avevamo già analizzato la sabbia del Sahara. Vi erano state viste tracce di Cesio-137. 30 anni dopo, non sapevo se ce ne sarebbero state ancora tracce, a così tanta distanza dal Sahara ” aggiunge lo scienziato.

Sia ben chiaro, nessun pericolo per la salute umana, ma questo risultato ci “sbatte” in faccia quello che hanno fatto Francia e altri Paesi in termini di test nucleari.

Nel Sahara, nel sud dell’Algeria, la popolazione convive quotidianamente con queste tracce di cesio-137, alcuni terreni sono ancora fortemente contaminati, questo dà un’idea della contaminazione dell’epoca.

@Acro

“L’episodio del 6 febbraio costituisce certamente un inquinamento molto basso, ma si aggiungerà ai depositi precedenti, ai test nucleari degli anni ’60 e alle ricadute del disastro nucleare di Chernobyl” del 26 aprile 1986, ricorda il laboratorio Acro. 60 anni dopo, queste tracce di test nucleari ci stanno tornando indietro come un boomerang.

Una memoria “radioattiva” di cui molti di noi non hanno mai neanche lontanamente sospettato.

Fonte: Acro

 

 

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Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
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