©divedog/123rf

Il riscaldamento globale sta facendo fuggire i pesci dall’equatore verso le acque più fredde dei Poli

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

L’acqua tropicale all’equatore è rinomata per avere la più ricca diversità di vita marina, tra barriere coralline e grandi aggregazioni di tonni, tartarughe , mante e squali balena. Eppure, il numero di quelle e altre specie marine si sta riducendo drasticamente e la colpa è, nemmeno a dirlo, del riscaldamento globale che rende la vita impossibile anche in fondo al mare.

Le acque all’equatore, insomma, sono diventate troppo calde per la sopravvivenza di molti pesci. È quanto emerge da uno studio condotto da ricercatori australiani e neozelandesi e pubblicato su PNAS, secondo cui l’aumento della temperatura delle acque già adesso ha un impatto profondo sulla biodiversità negli ecosistemi marini.

La ricchezza di specie marine si livella o diminuisce nelle fasce latitudinali con temperature medie annuali della superficie del mare superiori a 20°C”, si legge.

In altre parole, il modello globale sta cambiando rapidamente. E poiché le specie fuggono verso acque più fredde verso i Poli, è probabile che abbia profonde implicazioni per gli ecosistemi marini e il sostentamento umano. Una cosa simile accadde 252 milioni di anni fa e allora il 90% di tutte le specie marine morì.

Lo studio

I ricercatori hanno analizzato ben 7 milioni di dati relativi a più di 48mila specie animali marine raccolti dal 1955 al 2015. Dati che fotografano il movimento verso i Poli a causa proprio del riscaldamento globale.

Inoltre, a essere più a rischio sarebbero i pesci delle acque più superficiali, mentre le specie che popolano i fondali marini hanno mostrato meno propensione allo spostamento.

Alla base di questi cambiamenti non c’è soltanto l’aumento della colonnina di mercurio. Un contributo decisivo arriva dagli eventi climatici estremi“Non si sta verificando solo un riscaldamento graduale, ma si sovrappongono anche ondate di calore marine che stanno diventando sempre più frequenti e più gravi. Sono in parte responsabili del rapido movimento delle specie tropicali” spiega David Schoeman, co-autore dell’articolo.

Gli oceani si riscaldano più lentamente rispetto alla superficie terrestre, ma ciò, allo stato dei fatti, può non bastare già più. 

Fonte: PNAS

Leggi anche:

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
Seguici su Instagram
Seguici su Facebook