Un terzo della popolazione mondiale vivrà in un caldo insopportabile tra 50 anni. Lo studio

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Entro i prossimi 50 anni, le aree della Terra che ospitano un terzo della popolazione umana potrebbero sperimentare temperature pari a quelle delle zone più calde del Sahara. Se le emissioni di gas serra non diminuiranno, è questo lo scenario che ci attende nel 2070. A rivelarlo è stato uno nuovo studio internazionale condotto da scienziati provenienti da Cina, Stati Uniti ed Europa.

Invece di considerare i cambiamenti climatici come un problema di fisica o di economia, la ricerca ha esaminato come essi influiranno sull’habitat umano.

La stragrande maggioranza dell’umanità per circa 6000 anni ha vissuto in regioni in cui le temperature medie annue sono comprese tra 6° e 28 °C. La maggior parte degli uomini infatti oggi vive in luoghi in cui la temperatura media annuale è in media di circa 11-15 ° C mentre un numero minore di persone vive in zone in cui la temperatura media è di circa 20- 25° C. Si tratta in ogni caso, di temperature ottimali per la salute umana e la produzione alimentare. Tuttavia, questa soglia si sta spostando a causa del riscaldamento globale causato dall’uomo.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, ha stimato proprio l’impatto che l’aumento globale delle temperature potrebbe avere sulla vita umana.

È emerso che la nicchia climatica in cui stiamo beatamente vivendo da millenni sta cambiando rapidamente. Troppo. Ciò significa che nel peggiore degli scenari possibili, entro il 2050 il rapido riscaldamento globale potrebbe portare 3,5 miliardi di persone al di fuori della “nicchia”.

“Questa nicchia climatica sorprendentemente costante rappresenta i vincoli fondamentali di cui gli esseri umani hanno bisogno per sopravvivere e prosperare”, ha spiegato il professor Marten Scheffer dell’Università di Wageningen, che ha coordinato la ricerca insieme al collega cinese Xu Chi, dell’Università di Nanchino.

Si temono 7,5°C in più entro il 2070

Secondo lo studio, il costo umano della crisi climatica sarà più duro e avverrà prima di quanto stimato finora. Nello scenario peggiore in cui le emissioni continueranno ad aumentare senza sosta, la temperatura sperimentata sarà più alta di 7,5° C entro il 2070. Una cifra decisamente più elevata rispetto a quella attualmente stimata, di poco superiore a 3° C.

In questa prospettiva, entro 50 anni le aree che attualmente ospitano un terzo della popolazione mondiale saranno roventi quanto le parti più calde del Sahara. Circa il 30% della popolazione del mondo vivrà in luoghi con una temperatura media superiore a 29° C. Queste condizioni climatiche sono attualmente sperimentate solo nello 0,8% della superficie terrestre globale, principalmente nelle parti più calde del deserto del Sahara, ma entro il 2070 potrebbero diffondersi al 19% della superficie terrestre del pianeta. Oltre un miliardo di persone saranno sfollate o costrette a vivere in zone roventi.

mappe temperature

©Pnas

“Ciò porterebbe 3,5 miliardi di persone in condizioni quasi invivibili”, ha detto Jens-Christian Svenning dell’Università di Aarhus, coautore dello studio.

1,2 miliardi di persone in India, 485 milioni in Nigeria e oltre 100 milioni in Pakistan, Indonesia e Sudan. Ciò aumenterebbe enormemente le pressioni migratorie e porrebbe sfide ai sistemi di produzione alimentare.

grafico guardian temperature

©Guardian/Pnas

Anche nella prospettiva più ottimistica, 1,2 miliardi di persone finiranno al di fuori della “nicchia climatica”.

Migrazioni di massa

Secondo gli autori dello studio, parte dei 3,5 miliardi di persone potrebbero cercare di migrare verso luoghi più vivibili ma è ancora presto per capirne l’impatto.

E’ ancora possibile evitarlo?

Sì, dicono gli scienziati. Un rapido calo delle emissioni di gas serra potrebbe dimezzare il numero di persone esposte a tali condizioni di caldo.

“La buona notizia è che questi impatti possono essere notevolmente ridotti se l’umanità riuscirà a frenare il riscaldamento globale”, ha detto Tim Lenton, specialista del clima e direttore del Global Systems Institute dell’Università di Exeter. “I nostri calcoli mostrano che ogni livello di riscaldamento sopra i livelli attuali corrisponde a circa un miliardo di persone che non rientrano nella nicchia climatica”.

Peggio del coronavirus

Anche sei il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici sembrano problemi che non ci riguardano direttamente, non è affatto così. Gli autori dello studio hanno mess a confronto la pandemia con cambiamenti climatici spiegando:

“Il corona virus ha cambiato il mondo in modi che era difficile immaginare qualche mese fa e i nostri risultati mostrano come i cambiamenti climatici potrebbero fare qualcosa di simile”

con la differenza che i cambiamenti climatici avrebbero luogo meno rapidamente, ma a differenza della pandemia, non vi sarebbe alcuna speranza di miglioramento in futuro: vaste aree del pianeta si riscalderebbero a livelli a malapena adatti alla vita e non si raffredderebbero di nuovo.

Ciò non solo avrebbe effetti diretti devastanti ma lascerebbe le società meno in grado di affrontare nuove pandemie.

“L’unica cosa che può impedire che ciò accada è un rapido taglio delle emissioni di carbonio “, ha detto Scheffer.

Fonti di riferimento: Exeter University, Pnas

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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