400 tonnellate di petrolio finite nei terreni: la Regione Basilicata fa causa all’Eni

Cova petrolio

L’incidente Cova vide un “ingente sversamento di idrocarburi” nel marzo di due anni fa. Quattrocento tonnellate di petrolio finirono anche nei terreni della Val d’Agri. Oggi la Giunta regionale chiede che vengano risarciti danni economici e ambientali

Basilicata, area del Centro Olio Val d’Agri (Cova): chi non ricorda la rovinosa fuoriuscita di petroliocon contaminazione anche esterna al perimetro” che aveva determinato la necessità di sospendere per alcuni mesi le attività estrattive? Quattrocento tonnellate di greggio contaminarono anche i terreni della zona e oggi la Regione Basilicata ha deciso di adire le vie legali nei confronti di Eni per un risarcimento di natura economica e ambientale.

Tra i motivi del provvedimento – si legge nella delibera della Giunta lucana – anche “la mancata realizzazione delle entrate connesse alle attività estrattive nel periodo di necessitata sospensione che costituisce evidente pregiudizio economico per la Regione”.

All’epoca dei fatti, Eni precisò di aver adempiuto a tutte le prescrizioni imposte dagli enti competenti “che sono sempre stati tenuti informati sulle attività di intervento e di monitoraggio ambientale in corso” ma, dopo lo sversamento, aveva comunque deciso di fermare le attività in “rispetto delle posizioni espresse dal territorio, dal Presidente della Regione e dalla Giunta Regionale”.

Qui si può visionare i risultati dei campionamenti delle acque sotterranee del Centro Olio condotti a marzo 2017.

L’Ispra parla esplicitamente di analisi incomplete nelle campagne di monitoraggio condotte da Eni, evidenziando il fatto che l’elevata presenza di manganese e ferro nelle acque di falda è probabile ed è dovuta a reazioni chimiche scaturite dalla decomposizione di composti organici, che arbitrariamente non risultano tra gli inquinanti ricercati dall’Eni.

Il colosso petrolifero, invece, afferma che si tratti di valori di “fondo naturale”; ma per l’Ispra questa conclusione sarebbe tutta da dimostrare e, anzi, probabilmente gli elevati valori di ferro e manganese sono una conseguenza diretta dell’inquinamento da idrocarburi delle acque di falda.

Ad oggi, la Regione ricorda la decisione di allora di sospendere le attività del Cova “in seguito alle inadempienze” della compagnia petrolifera “dopo lo sversamento di greggio da uno dei serbatoi che aveva causato la contaminazione della falda”.

Siamo ansiosi di vedere come andrà a finire, ora che la stessa Giunta si è costituita in giudizio per ottenere un risarcimento di tutti i danni.

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Germana Carillo

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