Rio Tinto, il colosso minerario accusato di avvelenare fiumi e terreni in Papua Nuova Guinea

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Acqua avvelenata, campi inquinati e la valle fluviale completamente contaminata.  Arrivano accuse pesanti per Rio Tinto Group, la terza società mineraria più grande al mondo. Un centinaio di persone che vivono a Bougainville, infatti, hanno denunciato il colosso perché, una delle miniere abbandonate in Papua Nuova Guinea, sta avvelenando fiumi e terreni.

La denuncia è stata presentata alle autorità australiane. Circa 150 persone si sono unite in una battaglia pacifica per difendere le loro terre da un vero e proprio disastro ambientale. I rifiuti di rame e oro della miniera in disuso stanno causando anche problemi di salute alle 12mila persone che vivono nelle vicinanze. Della Rio Tinto Group ne avevamo già parlato quando per espandere una sua miniera di ferro aveva distrutto un sito aborigeno risalente a 46mila anni fa.

La multinazionale anglo-australiana che si occupa di ricerca, estrazione e lavorazione di risorse minerarie aveva fatto esplodere la grotta nella gola di Juukan, soprannominata Juukan2. Da qui, il capo e due dirigenti senior si erano dimessi, ma adesso la lobby è al centro dell’ennesimo scandalo.

“I nostri fiumi sono avvelenati dal rame, le nostre case si riempiono di polveri sottili, i nostri bambini si ammalano per l’inquinamento”, spiega Theonila Roka Matbob, proprietaria terriera e membro del parlamento locale.

La miniera di Panguna era una delle più grandi della regione per l’estrazione di rame e oro negli anni ’70 e ’80, ma la rabbia e le proteste delle comunità locali per i danni ambientali e il depauperamento delle risorse e lo scoppio della guerra civile di Bougainville, ha portato alla chiusura del sito più di due decenni fa. Il punto è che non è stata fatta nessuna bonifica né da parte della società, né da parte del governo della Papua Nuova Guinea.

“Questi non sono problemi che possiamo risolvere noi. Abbiamo urgente bisogno che Rio Tinto faccia ciò che è giusto e affronti il ​​disastro che hanno lasciato”, ha detto Matbob.

Dal canto suo, la lobby mineraria dice di volersi impegnare con la comunità locale e di essere disponibile al dialogo.

“Siamo consapevoli del deterioramento delle infrastrutture minerarie nel sito e nelle aree circostanti, e dell’ impatto ambientale e sociale, inclusa la violazione dei diritti umani,” ha detto un portavoce.

Fonti:BBC/The Indipendent/Sydney Morning Herald

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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