© OMS/Abraham Thiga Mwaura

I “nostri” rifiuti elettronici hanno pesantissimi effetti collaterali su donne e bambini dei paesi poveri

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Quando compriamo un nuovo smartphone, tablet o pc non pensiamo a dove andrà a finire dopo l’uso. In realtà, quel rifiuto confluirà nell’immenso e-waste prodotto da noi, “esseri tecnologici”.

Trattasi di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, esportate dai paesi ad alto reddito verso i paesi a basso e medio reddito del mondo, dove spesso esistono vere e proprie lacune normative in materia oppure, sebbene esistano, le norme sono solo parzialmente applicate o non trovano effettiva attuazione. In Europa (e in Italia) si parla poco di questo irrisolto problema globale, sia per ignoranza che per indifferenza. 

Nei paesi riceventi, i rifiuti elettronici vengono smontati, riciclati e “rigenerati” in ambienti che sono tutto fuorché salubri, perché le principali norme in materia di infrastrutture, formazione e tutele ambientali e sanitarie sono assenti o vengono raramente rispettate.

Impiegati e sfruttati per operare in questo settore informale, cioè nel settore dei rifiuti elettronici, non solo esclusivamente adulti; anzi, per la maggior parte i lavoratori sono bambini; le loro famiglie e comunità di appartenenza sono quindi esposte a gravi rischi sanitari; la loro salute è minacciata in particolar modo durante le operazioni di riciclo dei rifiuti.

Lo scorso 15 giugno è stato pubblicato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) l’innovativo rapporto Children and digital dumpsites: e-waste exposure and child health, realizzato grazie al contributo e al supporto della UN E-Waste Coalition, 10 Agenzie Onu e organizzazioni internazionali. L’Oms chiede che siano urgentemente adottate misure efficaci e vincolanti per proteggere i milioni di bambini, adolescenti e donne incinte in tutto il mondo, la cui salute è minacciata dal trattamento informale delle apparecchiature elettriche o elettroniche obsolete o fuori uso.

Come gestire l’e-waste mondiale?

L’Initiative on E-waste and Child Health dell’Oms, lanciata nel 2013, pone come suoi obiettivi fondamentali: (a) la raccolta di evidenze e conoscenze scientifiche che possano aumentare la consapevolezza — individuale e collettiva — dei deleteri effetti dei rifiuti elettronici sulla salute umana; (b) migliorare la capacità del settore sanitario di gestire e prevenire i rischi; (c) monitorare i progressi raggiunti e promuovere politiche di gestione dei rifiuti derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche allo scopo di migliorare la salute dei bambini; (d) rendere più sofisticate le tecniche di monitoraggio dell’esposizione ai rifiuti elettronici, promuovendo interventi che proteggano la salute pubblica.

Nel presentare il suddetto rapporto, il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha evidenziato che, considerati i crescenti volumi di produzione e smaltimento delle apparecchiature di questo tipo, il mondo è destinato ad essere sommerso da un cd. “tsunami di rifiuti elettronici”, con conseguenti rischi per la salute pubblica e la vita stessa degli esseri umani. Ghebreyesus mette in primo piano l’obbligo di proteggere una risorsa più che preziosa – la salute dei bambini – dalla imponente minaccia dell’e-waste.

L’impatto su donne, gestanti e bambini

Nel settore informale del riciclo dei rifiuti sono impiegate ogni anno 12.9 milioni di donne, potenzialmente o concretamente esposte al contatto con rifiuti elettronici tossici. Le donne sono soggetti a rischio insieme ai i loro bambini e a quelli non ancora nati.

Un altro dato allarmante è che ben 18 milioni di bambini e adolescenti, alcuni dei quali non hanno più di 5 anni, sono arruolati nella forza lavoro attiva di questo settore industriale di tipo informale, del quale fa parte anche il trattamento dei rifiuti.

WHO ewaste rischi

@WHO

I bambini vengono spesso spinti da genitori o tutori a lavorare nel riciclaggio dei rifiuti elettronici perché le loro piccole mani sono più abili e rapide di quelle degli adulti. I bambini che non lavorano vivono, vanno a scuola e giocano vicino alle discariche e ai centri di riciclaggio dei rifiuti elettronici, dove sono esposti ad alti livelli di sostanze chimiche tossiche, in primis piombo e mercurio.

Nel rapporto viene sottolineato che i bambini esposti all’e-waste, a causa della loro bassa statura, del ridotto sviluppo degli organi e dei tassi di crescita più rapidi sono particolarmente vulnerabili alle sostanze chimiche tossiche dei rifiuti elettronici. Rispetto agli adulti, i bambini assorbono una maggiore quantità di inquinanti e il loro organismo è meno capace di metabolizzare o espellere le sostanze tossiche.

Inoltre, i lavoratori impiegati nel recupero di materiali di valore come rame e oro sono a rischio di esposizione a oltre 1.000 sostanze nocive, tra cui piombo, mercurio, nichel, ritardanti di fiamma bromurati e idrocarburi aromatici policiclici (IPA).

Anche le donne in gravidanza che lavorano in discarica e sono esposte ai rifiuti elettronici tossici rappresentano senza dubbio soggetti ad alto rischio; in tali circostanze, la salute e il benessere della gestante e del nascituro sono messi in serio pericolo. Tra i potenziali effetti negativi sulla salute materno-fetale, si possono annoverare esiti negativi della gravidanza (ad esempio, morte neonatale o parto pretermine) oppure basso peso o altezza alla nascita.

L’esposizione al piombo derivante dalle attività di riciclaggio dei rifiuti elettronici sarebbe correlata a: punteggi di valutazione neurocomportamentale neonatale significativamente ridotti; aumento dei tassi di disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD); problemi comportamentali; cambiamenti nell’umore del bambino; difficoltà nell’integrazione sensoriale e punteggi cognitivi e linguistici inferiori alla norma.

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@WHO

Altre conseguenze negative per la salute dei bambini in relazione ai rifiuti elettronici includono disfunzionalità polmonare, problemi respiratori, danni al DNA, funzionalità tiroidea compromessa e aumentato rischio di contrarre alcune malattie croniche in età successiva, come il cancro e le malattie cardiovascolari.

Tra montagne di rifiuti elettronici

L’uso di computer, telefoni cellulari e altri dispositivi elettronici, che diventano rapidamente obsoleti, è un fenomeno drammatico, che non accenna a placarsi. A livello globale, i volumi dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche sono in costante aumento: secondo la Global E-waste Statistics Partnership (GESP), sarebbero aumentati del 21% nei 5 anni precedenti al 2019, anno in cui sono state prodotte 53,6 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici. Il 2020 non offre dati confortanti: l’e-waste dello scorso anno equivale al peso di 350 navi da crociera che, messe in fila, si estenderebbero per 125 km.

Secondo le più recenti stime della GESP, solo il 17,4% dei rifiuti elettronici prodotti nel 2019 sarebbe stato destinato a strutture di gestione o riciclaggio autorizzate, mentre il resto sarebbe stato smaltito illegalmente, principalmente nei paesi a basso e medio reddito, dove sono i lavoratori del settore informali a riciclarli.

Se la raccolta e il riciclaggio dell’e-waste venissero regolamentati, ne gioverebbe anche l’ambiente. Ciò ridurrebbe le emissioni dannose per il clima. Lo stesso GESP ha rilevato che nel 2019 il 17,4% dei rifiuti elettronici correttamente raccolti e riciclati ha permesso di evitare il rilascio nell’ambiente di 15 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti.

Nel rapporto dell’Oms gli esportatori, importatori e i governi nazionali sono pertanto invitati: (a) ad adottare misure efficaci e vincolanti per garantire, da un lato, lo smaltimento eco-sostenibile dei rifiuti elettronici mondiali e, dall’altro, la salute e la sicurezza dei lavoratori, delle loro famiglie e delle loro comunità; (b) monitorare l’esposizione ai rifiuti elettronici e valutarne gli effetti sulla salute umana; (c) facilitare un migliore riutilizzo dei materiali e incoraggiare la produzione di apparecchiature elettroniche ed elettriche più sostenibili.

Ciò detto, resta il fatto che la consapevolezza di voler realizzare un cambiamento radicale delle nostre scelte e abitudini di vita in vista dell’eliminazione o la riduzione dell’e-waste dipendono dai singoli individui e dalle società di cui fanno parte. Sembra ancora possibile invertire la rotta, riorientare le nostre scelte e modificare le nostre preferenze di consumatori di nuove tecnologie al fine di migliorare gli standard di benessere umano e ambientale.

Fonte: WHO/E-waste Monitor

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Donatella Vincenti. Laureata in Lingue e Scienze Politiche, nel 2017 ha conseguito un dottorato alla Luiss sulla transizione ecologica nel mondo arabo-islamico. Nel 2015 ha curato la rubrica "Green Islam" per la webradio Radio Bullets.
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