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L’élite mondiale degli inquinatori: i ricchi sono il 10% della popolazione, ma producono la metà delle emissioni

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Siamo in un’emergenza climatica, ma la responsabilità non è equamente condivisa…

Tutti siamo responsabili dell’inquinamento del nostro Pianeta, ma le persone più ricche tendono ad inquinare maggiormente. È quanto emerge dal rapporto “Changing our ways? Behaviour change and the climate crisis” della Cambridge Sustainability Commission on Scaling Behaviour Change, un team internazionale di 30 scienziati che studiano l’impatto ambientale del comportamento dei cittadini. Il report invita caldamente le istituzioni a prendere provvedimenti contro le cosiddette “élite degli inquinatori”. Soltanto così, secondo gli esperti, avremo la possibilità di raggiungere gli obiettivi climatici previsti entro il 2030. 

“Mentre gli sforzi per affrontare la crisi climatica richiederanno a tutti noi di cambiare i nostri comportamenti, la responsabilità non è equamente condivisa” – spiegano gli esperti. “Nel periodo 1990-2015, quasi la metà della crescita delle emissioni globali assolute è stata dovuta al 10% più ricco, con il 5% più ricco che da solo ha contribuito per oltre un terzo (37%)”.

Come agire per ridurre l’inquinamento causato le classi più ricche?

Secondo i ricercatori Cambridge Sustainability Commission on Scaling Behaviour Change, è necessario agire subito per contrastare l’inquinamento, prima che sia davvero troppo tardi.

“Per mantenere in vita l’obiettivo degli 1,5° C, devono apportare i cambiamenti più radicali ai loro stili di vita. – si legge nel report – “Per raggiungere questo obiettivo, l’1% più ricco della popolazione mondiale deve ridurre le proprie emissioni di almeno 30 volte entro il 2030, mentre il 50% più povero dell’umanità potrebbe aumentare le proprie emissioni di tre volte il livello attuale”.

Il team di esperti ha suggerito una serie di misure da adottare per scoraggiare le classi più ricche ad inquinare e spingerle ad abbracciare uno stile di vita più sostenibile. 

“E’ necessario un cambiamento del sostenibile dei comportamenti” ribadiscono “Se vogliamo evitare livelli pericolosi di riscaldamento globale, oltre a cambiamenti nella politica, nella fornitura di servizi e nell’innovazione tecnologica, sono necessari anche cambiamenti di vasta portata negli stili di vita”.

Tante le proposte concrete avanzate dal team di scienziati per contrastare i livelli di inquinamento. Tra questi troviamo: tasse sul consumo di carne e per chi viaggia spesso in areo (in assenza di alternative più sostenibili), etichette alimentari più trasparenti, incentivi per chi sceglie le energie rinnovabili, sostegni al car sharing e alla mobilità elettrica, divieti di vendita e promozione di auto e altri veicoli altamente inquinanti e sovvenzioni per soluzioni abitative più ecologiche. 

“Il dibattito sul cambiamento dei comportamenti deve passare dall’analisi dei comportamenti inquinanti degli individui e delle famiglie.” – si legge nel report – “Gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici non possono essere raggiunti senza cambiamenti radicali negli stili di vita e cambiamenti nei comportamenti, soprattutto tra i membri più ricchi della società. Se il cambiamento nella società deve essere portato alla velocità e alla scala richieste per raggiungere gli obiettivi climatici concordati, dobbiamo ridurre e condividere: ridurre i budget di carbonio e condividere in modo più equo”.

In definitiva, per frenare l’inquinamento c’è bisogno della collaborazione di tutti, in particolare delle classi più ricche, i cui comportamenti hanno un impatto più pesante sull’ambiente. Cambiare le nostre abitudini, abbracciando stili di vita più sostenibile, è l’unico modo per salvare il Pianeta che non ha bisogno di parole, ma di fatti. 

Fonte: Cambridge Sustainability Commission on Scaling Behaviour Change

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Per la rivista Sicilia e Donna si è occupata principalmente di cultura e interviste. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe
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