Referendum trivelle: 6 motivi + 1 per votare SI (PETIZIONE)

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Saremo chiamati alle urne ? D’accordo, è antidemocratico (il referendum non coinciderà con le successive amministrative, il che vuol dire tempi drasticamente ridotti per la campagna referendaria e uno spreco di oltre 350 milioni di euro di soldi pubblici), ma tant’è. Forza, armiamoci di penna e votiamo SI!

Al referendum sulle trivelle dovremo esprimerci per evitare che i permessi già accordati entro le 12 miglia marine dalla costa possano essere prorogati oltre la loro naturale scadenza, per tutta la “durata della vita utile del giacimento”.

Se vincerà il sì, infatti, ad essere abrogato sarà l’articolo 6 comma 17 del codice dell’ambiente, dove si prevede che le trivellazioni continuino fino a che il giacimento lo consente. La vittoria del sì bloccherebbe in questo caso tutte le concessioni per estrarre il petrolio entro le 12 miglia dalla costa italiana, quando i contratti giungeranno a scadenza.

Perché allora votare SI al referendum? Greenpeace ci suggerisce almeno sei buoni motivi:

1. Con il voto, difendiamo il nostro diritto di scegliere. Ora, come in qualsiasi competizione elettorale, con il voto manifestiamo una nostra volontà. È un diritto sacrosanto e andare a votare significa anche scegliere di difenderlo.

2. Una perdita di petrolio nei nostri mari sarebbe un disastro! Anche con trivelle offshore, non si può escludere un incidente. Pensate cosa potrebbe accadere in un mare chiuso come il Mediterraneo, quali gravi conseguenze e quali danni irreversibili.

3. Mettiamo in pericolo il mare per un pugno di barili. Nel caso si trivellasse, si estrarrebbe poco petrolio e pure di scarsa qualità e nel contempo si metterebbero in pericolo le nostre coste, la fauna, il turismo, la pesca sostenibile e le prime vittime innocenti potrebbero essere delfini, capodogli, tartarughe, gabbiani e i pesci che popolano i nostri mari. Difendiamoli!

4. Ci guadagnano solo i petrolieri: per estrarre petrolio le compagnie devono versare le cosiddette royalties e sappiate che per trivellare i mari italiani si pagano le royalties più basse al mondo: il 7% del valore di quanto si estrae. Tutto a favore dei petrolieri!

5. La ricchezza del nostro Paese non è il petrolio! Ci vuole tanto a capire che un Paese così bello come il nostro potrebbe campare sul turismo, sulla sua cultura, sulla sua enogastronomia, sulla sua storia?

6. Le trivelle non sono una soluzione ai nostri problemi energetici: bucare i fondali non significherà dissolvere la nostra dipendenza energetica dall’estero. Come ammette anche il governo, le riserve certe di petrolio nei mari italiani equivalgono a 7-8 settimane di consumi nazionali e potremmo estrarre gas per soddisfare i consumi di 6 mesi. Siamo sicuri che ne valga la pena?

Greenpeace lancia anche la sua campagna online sul sito stop-trivelle.greenpeace.it: firmate qui la petizione per far capire al governo che un diverso futuro energetico è possibile.

Barletta

ICI PER LE TRIVELLE – Con una recente sentenza, la Corte di Cassazione ha imposto alle piattaforme petrolifere il pagamento dell’ICI. La sentenza arriva a conclusione di un lungo contenzioso tra il comune abruzzese di Pineto (Teramo) e l’ENI, con il primo che chiede all’azienda versamenti per arretrati pari a circa 30 milioni di euro.

Era ora, verrebbe da dire. È incredibile che i petrolieri siano stati sin qui esentati da un pagamento di tributi che invece spetta a tutti, anche alle industrie e alle attività produttive – commenta Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace. Purtroppo le regalie alle aziende fossili non si limitano a questo. È urgente che si adottino provvedimenti per rivedere le royalties, che in Italia sono solo del 7 per cento, mentre all’estero superano spesso il 50 per cento, e sulle quali vengono poi applicati di norma ulteriori sgravi. Inoltre dovrebbe essere cancellato l’assurdo sistema di franchigie, che esenta una parte della produzione da questi oneri”, conclude Boraschi.

L’esenzione dal pagamento delle royalties arriva sotto una soglia minima di produzione: per le estrazioni in mare questa soglia è fissata in 80 milioni di metri cubi standard per il gas e in 50 mila tonnellate per il petrolio. A oggi, oltre la metà degli impianti in mare produce sotto queste soglie, per cui le compagnie non versano un centesimo di royalties. Ecco un altro motivo per cui è importante votare SI il 17 aprile!

Germana Carillo

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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