Il nuovo negazionismo passa attraverso il “realismo climatico” e l’accusa di fare allarmismo

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Sebbene ci sia maggiore consapevolezza sul piano ambientale, i negazionisti climatici non sono spariti, hanno semplicemente cambiato strategia comunicativa che non si contrappone più agli attivisti, ma mette sul ring ‘realisti’ contro ‘allarmisti’.

In un lungo articolo, i giornalisti Stella Levantesi e Giulio Corsi tracciano un nuovo percorso per raccontare la macchina della negazione climatica. Un approccio che definiscono ‘astuto per screditare un legittimo avvertimento scientifico’.

Associandosi al termine “realista”, coloro che utilizzano questa retorica ribadiscono un principio di lunga data di negazione del cambiamento climatico. Gli ‘allarmisti’ sono quelli che vogliono creare il panico. I due giornalisti, nella loro inchiesta, hanno raccolto tutti i tweet in lingua inglese che contenevano una serie di parole chiave legate all’allarmismo e al realismo climatico dal lancio di Twitter nel 2006.

“Un totale di 66.561 tweet, con un tweet corrispondente alle parole chiave apparso per la prima volta nel dicembre 2007. Sebbene l’uso di entrambe le espressioni su Twitter fosse trascurabile fino al 2016 (una media di meno di 200 tweet all’anno), l’uso dei due termini ha iniziato ad aumentare nel 2016. Non prima del 2019 i termini “realismo” e “allarmismo” del clima sono diventati all’ordine del giorno: tra gennaio 2016 e marzo 2020, l’uso di questi termini è cresciuto del 900 per cento, con il maggiore aumento annuale registrato tra il 2018 e il 2019”, scrivono su The New Republic.

Proprio il 2019 ha rappresentato un anno spartiacque per la sensibilità sul clima, l’anno in cui molti hanno capito che il problema cambiamenti climatici era reale. Il termine “allarmisti” – dicono ancora-è stato utilizzato dai negazionisti in passato, principalmente per denigrare gli scienziati del clima. Ma oggi, la dicotomia tra allarmismo e realismo sembra essere costruita con cura.
Perché è successo ciò? I fenomeni come scioglimento dei ghiacciai, catastrofi annunciate, temperature record, innalzamento dei mari, non si può più negare. Ecco allora che il negazionismo ci cela dietro il fare allarmismo.

“Inquadrare il dibattito come “realismo” contro “allarmismo” alimenta le emozioni e sfrutta la paura del pubblico di un pianeta alterato e la sensazione di perdere il controllo sul nostro futuro. Chi non vuole sentire che gli scenari peggiori – la perdita di amate città, il crollo della biodiversità e dell’agricoltura, le morti per maltempo e la fame – sono mera isteria? Ma le campagne dei negazionisti sono fondamentalmente economiche: si tratta di potere e denaro. Diffondendo dubbi e disinformazione, l’industria dei combustibili fossili può ritardare le misure di controllo delle emissioni e continuare a perseguire indisturbati i suoi profitti miliardari”, chiosano i giornalisti.

Fonte: The New Republic

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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