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La produzione di PFAS rilascia gas serra che aumentano il buco nell’ozono. Il report

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I dati raccolti dall’EPA rivelano che uno dei più grandi produttori di PFAS negli Stati Uniti è anche il secondo più importante produttore di gas HCFC-22, altamente inquinante

L’Agenzia statunitense per la Protezione Ambientale (EPA) ha condotto un nuovo studio sugli PFAS, sostanze chimiche estremamente diffuse in tutti gli ambiti della produzione, che spesso finiscono per contaminare acqua e cibo. Dai dati raccolti emerge che queste sostanze chimiche praticamente indistruttibili, in grado di sopravvivere nell’ambiente anche per decenni, stanno contribuendo alla crisi climatica, visto che la loro produzione contempla l’emissione nell’atmosfera di un gas serra altamente inquinante.

Negli ultimi anni, la letteratura scientifica si è arricchita di molte pubblicazioni dedicate agli PFAS e ai danni che questi arrecano all’ambiente e alla salute. Secondo questo nuovo studio, una delle più importanti case produttrici di PFAS negli Stati Uniti sarebbe anche la seconda industria più inquinante del paese: la produzione di PFAS, infatti, implica il rilascio nell’atmosfera di HCFC-22 – un gas serra altamente tossico (ben 5.000 volte più dannoso del diossido di carbonio).

Le emissioni di idro-clorofluorocarburi sono state vietate in tutto il mondo dal protocollo di Montreal, stilato nel 1987 ed entrato in vigore a partire da 1989 (un accordo globale nato specificamente per proteggere lo strato di ozono stratosferico terrestre eliminando gradualmente le sostanze chimiche che lo riducono). Incurante del divieto di rilascio nell’atmosfera di HCFC, questa azienda produttrice di PFAS dell’Alabama ha rilasciato nell’atmosfera più di 240.000 libbre (quasi 110 tonnellate) di idro-clorofluorocarburi solo nel 2019 – l’equivalente di più di un miliardo di libbre di CO2. In pratica, si tratta delle emissioni prodotte da 125.000 auto per un anno.

Quella dell’Alabama è solo una delle tante industrie produttrici di PFAS nel paese, molte delle quali risultano nella top 50 delle attività industriali più inquinanti del paese, tutte responsabili di pericolose emissioni nell’atmosfera di HCFC-22. Una falla nel Trattato di Montreal, infatti, permette alle industrie di rilasciare HCFC-22 quando questo è utilizzato come costituente nella produzione di altre sostanze chimiche – in questo caso di PFAS.

Questo è un esempio triste ma chiaro di quanto le sostanze chimiche e il cambiamento climatico siano strettamente connesse: produrre PFAS non solo inquina l’ambiente e danneggia la salute delle persone, ma contribuisce alla crisi climatica grazie ai pericolosi gas serra che vengono rilasciati nell’ambiente – spiega Erika Schreder, autrice del report.

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Fonte: EPA

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Ho 25 anni e sono laureata in Lingue Straniere. Sono da sempre attenta alle problematiche ambientali e rivolta a uno stile di vita ecosostenibile. Tento nel mio piccolo di ridurre al minimo l’impronta ambientale con scelte responsabili nel rispetto della natura che mi circonda.
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