La splendida baia di Mont Saint-Michel deturpata dalla plastica degli allevamenti di ostriche

Mont Saint-Michel

Anche la magnifica baia di Mont Saint-Michel è disseminata di pezzi di plastica. Gli allevamenti di ostriche e cozze i principali imputati

120 aziende, con circa 600 dipendenti, producono qui alcune delle ostriche più famose della Francia e le cozze, le uniche che possono vantare la denominazione DOC. Ma proprio queste ditte di allevatori sarebbero le principali responsabili dell’inquinamento da plastica di uno dei siti più belli al mondo: Mont Saint-Michel, l’isolotto patrimonio Unesco famoso per le sue maree.

Ora il rimpallo è ovviamente tra gli ambientalisti, che chiedono azioni mirate a difendere l’ambiente e l’immagine di Mont-Saint-Michel, e gli allevatori, che invece fanno orecchie da mercante.

Il problema è che per proteggere le loro preziose coltivazioni, i produttori di bivalvi e di ostriche usano materiali diversi, come le reti che tengono le cozze, ma anche coni di plastica per impedire ai granchi e agli uccelli di attaccare. Tuttavia, durante le maree e le tempeste molto potenti su questa costa, il mare strappa via regolarmente questi diversi elementi prima di scaricarli in massa sul litorale.

È inammissibile che in un sito così favoloso come Mont-Saint-Michel, classificato Patrimonio mondiale dell’Unesco, gli escursionisti possano ritrovarsi faccia a faccia con dei veri pezzi di rifiuti di plastica. Immaginate se, dopo la loro visita sulla Torre Eiffel, i turisti stranieri scoprissero un inquinamento così sul Champ-de-Mars. Non lo tollererebbero per un secondo”, commenta Pierre Lebas, presidente degli Amis du rivage de la baie du Mont-Saint-Michel.

La soluzione? Secondo Sylvain Cornée, vice-presidente del Comité régional de la conchyliculture de Bretagne-Nord, “sarebbe suicida trascurare l’ambiente dal quale siamo interamente tributari. Ma il mare e le tempeste sono perfino più forti dei materiali che utilizziamo. È vero, c’è una parte di perdita di questi rifiuti che non possiamo evitare”.

Spiega quindi che gli allevatori si rivolgono “a un’associazione di reinserimento che, tre giorni al mese, dopo ogni grande marea, raccoglie i rifiuti lungo il litorale. Inoltre, abbiamo numerato alcuni materiali per vedere quali sono le loro imprese di origine e responsabilizzare ciascun produttore. E questo funziona. Abbiamo già ridotto molto sensibilmente i rifiuti in mare- Ma scontiamo un limite tecnico. Bisognerebbe che i ricercatori ci trovassero subito degli strumenti biodegradabili efficaci. In attesa, si fa quel che si può”.

Detto questo, gli allevatori di molluschi locali non sono i soli: molti rifiuti provengono anche dal mare, gettati da pescatori o da navigatori che peggiorano significativamente questa situazione.

Insomma, anche Mont-Saint-Michel si avvia a un disastro ambientale? Sarebbe davvero un peccato lasciare che accada.

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Germana Carillo

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