©Andy Donnelly / GCT

La plastica sta minacciando la biodiversità delle isole Galapagos. Ecco cosa possiamo fare per salvarle

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Solo il 2% della macroplastica proviene dalle isole stesse, tutto il resto arriva con le correnti oceaniche.

La plastica è ovunque, anche nelle Galapagos. Situate a quasi mille chilometri dalla costa dell’Ecuador, l’incantevole bellezza di queste isole potrebbe dare l’impressione che siano protette da questo dannoso materiale, almeno così vorremmo che fosse. Purtroppo invece, secondo uno studio pubblicato recentemente su Science Direct, la sua presenza è uno dei maggiori problemi che gli ecosistemi e le specie della seconda riserva marina più grande del pianeta stanno affrontando. (LEGGI anche: Scienziato trova rifiuti di plastica intatti nella terza fossa oceanica più profonda del mondo)

La ricerca guidata dalla Galapagos Conservation Trust (GCT) e dal Centro Scientifico delle Galapagos evidenzia come la plastica e la microplastica stiano invadendo le isole. Rinvenuta nel mare, sulle spiagge e persino nello stomaco degli animali, questo studio mette in luce come questi materiali viaggino e inquinino ogni parte degli ecosistemi marini.

Il viaggio della plastica

Plastica trovata nelle Galapagos

Frammenti trovati su una spiaggia delle Galapagos | ©Jen Jones / GCT

Lo studio suggerisce che la maggior parte della plastica arriva con le correnti oceaniche e solo il 2% della “macroplastica”, ovvero oggetti e/o frammenti superiori a 5mm, provenga dalle isole. Infatti i livelli più alti di plastica sono state trovati sulle spiagge orientate verso est, ovvero quelle esposte all’inquinamento trasportato attraverso il Pacifico orientale dalla corrente di Humboldt. I ricercatori hanno raccolto da 13 delle 14 spiagge analizzate un totale di 4.610 elementi.

Vittima della plastica: la fauna

Dopo aver esaminato più di 138 studi scientifici sull’ingestione e l’impigliamento della plastica, i ricercatori sono stati in grado di identificare i vertebrati marini delle Galapagos più a rischio di ingestione o di rimanere intrappolati, tra cui gli squali, i leoni marini e le tartarughe marine.

Inoltre il team ha trovato più di 400 particelle di plastica per metro quadrato su una delle spiagge dove vive l’iguana marina, meglio conosciuta come “mini Godzilla”, una specie unica e endemica della zona a rischio di estinzione. Non solo, in tutte le sette specie di invertebrati marini studiati, come cirripedi e ricci, sono state trovate microplastiche.

Lotta alla plastica, cosa possiamo fare

Abbiamo chiesto a Jen Jones, principale autrice dello studio, cosa possiamo fare per contribuire a invertire la situazione. Queste sono le sue raccomandazioni:

  • Ognuno di noi, in quanto consumatore, può scegliere ed evitare l’uso della plastica, specialmente quella monouso.
  • Sforzarci di sostenere le imprese e le iniziative locali che mirano ad affrontare il problema della plastica attraverso un’innovazione consapevole dell’ambiente.
  • Dobbiamo esercitare pressioni sui nostri governi per migliorare la gestione dei rifiuti, in particolar modo nelle regioni costiere e quella relativa alle nostre attività di pesca, per ridurre l’immissione di plastica nell’oceano.
  • Possiamo donare non solo soldi, ma anche il nostro tempo per la pulizia delle spiagge.

Questo è un problema globale che richiede soluzioni globali: tutti noi abbiamo un ruolo importante per garantire che le aree prioritarie di conservazione come le Isole Galapagos non siano influenzate dal nostro inquinamento”, spiega Jones.

È necessario continuare con le ricerche per approfondire l’impatto della plastica in questi ecosistemi e lavorare per promuovere soluzioni più efficaci e iniziative concrete che possano porre rimedio alla situazione attuale. Se siete interessati a fare una donazione a favore degli sforzi messi in campo per affrontare i problemi evidenziati in questa ricerca, potete sostenere il Programma Galapagos Plastic Pollution Free.

La plastica è ovunque, cosa vogliamo fare?

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Comunicatrice sociale specializzata in giornalismo ambientale e terzo settore, un master in Comunicazione Ambientale e uno in Innovazione Sociale. In greenMe ha trovato il suo habitat ideale.
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