Pfas: nelle zone contaminate il Covid è più mortale, lo studio

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PFAS, presenti ormai ovunque e nemici della nostra salute. Un nuovo studio condotto, tra gli altri, da un gruppo di scienziati italiani, ha scoperto che nulla cosiddetta zona rossa Pfas del Veneto è stato registrato il 25% di morti in più legati al Covid.

Queste sostanze hanno purtroppo la capacità di danneggiare la nostra risposta immunitaria. I risultati in realtà confermano quelli dell’analisi preliminare diffusa dal team di Annibale Biggeri, docente di Statistica medica all’Università di Firenze. Lo studio aveva analizzato i dati ufficiali relativi ai decessi legati al Covid-19 che si erano verificati tra il 15 febbraio ed il 15 aprile 2020 nel territorio più esposto alla contaminazione causata dai PFAS, tra le province di Padova, Verona e Vicenza.

Ipotesi che ora trova ulteriore conferma nello studio completo su International journal of environmental research and public health. I ricercatori volevano dimostrare se, nel contesto della pandemia, le esposizioni a PFA fossero associate a qualsiasi aumento del rischio di COVID-19 o alla sua gravità, date le prove di immunosoppressione da parte di alcuni PFAS. L’obiettivo di questo documento era quello di

valutare a livello ecologico se una vasta area (Zona Rossa) della Regione Veneto, dove i residenti sono stati esposti per decenni all’acqua potabile contaminata da PFAS, aveva mostrato una mortalità per COVID-19 più elevata rispetto al resto della regione, spiegano gli autori.

Per dimostrarlo, essi hanno realizzato un modello statistico che ha messo in relazione i morti per Covid nella zona rossa PFAS rispetto a quelli del resto della Regione. Purtroppo, si è verificato quello che temevano: i numeri dicono infatti che su una popolazione di circa 180mila persone, i morti erano 431. Il tasso di mortalità per Covid per la zona Rossa era il 25% più alto della media del Veneto.

Abbiamo osservato un rischio di mortalità più elevato per covid-19 in una popolazione fortemente esposta ai PFAS, che è stato probabilmente spiegato dall’immunosoppressione pfas, dal bioaccumulo nel tessuto polmonare o dalla malattia preesistenza correlata ai PFAS.

Il Veneto è dunque doppiamente penalizzato a causa dei PFAS, dovuti agli sversamenti tossici operati dall’industria chimica Miteni (fallita nel 2018) con sede a Trissino, in provincia di Vicenza: l’industria è stata responsabile del 97% dei 5 chilogrammi di PFAS sversati nelle acque del bacino Agno-Fratta-Gorzone, grande come il lago di Garda, da cui pescano gli acquedotti che raggiungono 21 comuni.

Ma non solo: le sostanze nocive sono finite non solo negli acquedotti pubblici, ma anche nei pozzi privati, contaminando l’irrigazione dei campi come le abitudini quotidiane dei residenti. Un dossier pubblicato nel 2019 infatti parla di un vero e proprio disastro ambientale (il più grave inquinamento delle acque della storia del nostro paese) che ha interessato ben tre province, compromettendo la salute di oltre 350.000 persone.

Per approfondire, leggi i nostri articoli sui PFAS

Fonti di riferimento: International journal of environmental research and public health

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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