Come la maledizione del petrolio continua ad avvelenare gli indigeni dell’Amazzonia peruviana

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La vita degli indigeni dell’Amazzonia peruviana non è più la stessa da quando una fuoriuscita di petrolio ha contaminato le fonti d’acqua delle loro terre ancestrali. Una situazione che va avanti dal 2014 e uno studio rivela che gli indigeni hanno metalli pesanti nei loro corpi oltre il limite.

Nel 2014 una fuoriuscita di petrolio dell’oleodotto di PetroPerù ha cambiato per sempre la vita delle popolazioni indigene che vivono nella foresta settentrionale del Perù. Fuoriuscite che continuano ad esserci di frequente e che vanno ad inquinare l’acqua dei fiumi.

Uno dei casi simbolo è quello di Neemia Pando, uno dei suoi figli ha ingoiato acqua contaminata dal petrolio mentre pescava e adesso ha problemi digestivi e di anemia. Problemi per cui nella zona non viene garantita nessuna assistenza medica e Neemia e il figlio sono costretti a spostarsi di continuo.

Ma di esempi se ne potrebbero fare tanti, perché in questa regione peruviana, l’estrazione del petrolio rappresenta un vero e proprio incubo per gli indigeni. Il gasdotto attraversa Loreto, Amazonas, Cajamarca e Piura per un totale di più di 850 chilometri di lunghezza ed è stato inaugurato nel 1977.

Tra il 2008 e il 2016 ci sono state 36 fuoriuscite dovute, secondo Manuel Pulgar Vidal, ex ministro dell’ambiente, alla mancanza di manutenzione e corrosione delle infrastrutture.

Un’inchiesta parlamentare del 2017 stabilisce che i responsabili della sicurezza dell’oleodotto sono proprio PetroPerú e le società assunte. Tuttavia, il 15 maggio scorso una commissione parlamentare dice che non c’è nessuna responsabilità diretta della società su quanto sta accadendo.

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Nel frattempo però, la comunità indigena di San Pedro è stata duramente colpita dal disastro. Il fiume Maranon è contaminato così come il suolo e tutta la vegetazione. Quando gli indigeni muovono l’acqua con un bastone, a un metro di profondità, emerge il petrolio.

“Quasi tutti i bambini hanno l’anemia perché non possiamo più pescare” dice il capo della comunità Humberto Inapi. “Prima, avevamo pesce in abbondanza, ora se vogliamo che i nostri figli mangino sano, dobbiamo allevare anatre, polli, maiali, ma costa troppo”.

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Dominella Trunfio

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