Nell’aria stanno tornando i pesticidi degli anni ’40. È colpa dello scioglimento dei ghiacciai

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I ghiacciai dell’Himalaya si stanno sciogliendo, e, insieme all’acqua liquida, si stanno liberando decenni di inquinanti, tra i quali persino pesticidi usati negli anni ’40. Il disastro tra travolgendo la vita acquatica, potenzialmente accumulandosi nella catena alimentare. Il risultato shock arriva da uno studio dell’Institute of Tibetan Plateau Research della Chinese Academy of Sciences.

Studi scientifici di tutto il mondo indicano uno scioglimento generale dei ghiacciai dovuto al riscaldamento globale. Ed era già noto che alcuni tipi di inquinanti potevano restare nei ghiacci (uno studio del 2018, ad esempio, aveva trovato sostanze chimiche nocive in quelli dell’Alaska).

Le sostanze inquinanti possono percorrere lunghe distanze lungo l’atmosfera, usando particelle di polvere e molecole d’acqua come sistemi di trasporto. Si parla anche di migliaia di chilometri prima di cadere sul ghiaccio e restare a quel punto intrappolati.

Alti livelli di contaminazione lontano dalle fonti di inquinamento, noto come paradosso artico, è un fenomeno che si riscontra anche nei ghiacciai di alta montagna come quelli dell’Himalaya che, purtroppo, contengono livelli particolarmente elevati di sostanze nocive per l’ambiente poiché vicini ai Paesi dell’Asia meridionale, tra i più inquinanti del pianeta.

I dati sono decisamente allarmanti: il bacino Nam Co Basin, sull’Himalaya, ospita oltre 300 ghiacciai che coprivano quasi 200 chilometri quadrati nel 2010. Ma il ghiaccio è in scioglimento: tra il 1999 e il 2015, il volume totale di ghiaccio è diminuito di quasi il 20% rilasciando decenni di inquinanti a valle, tra cui acidi perfluoroalchilici (PFAA), utilizzati in alcuni pesticidi.

scioglimento ghiacciai pesticidi anni '40

Foto: Phys.org

I ricercatori hanno prelevato in particolare campioni di ghiaccio, neve e acqua raccolti nel bacino, scoprendo che questi rilasciano circa 1.342 milligrammi al giorno di PFAA nel Lago Nam Co, cosa che porta ad un accumulo annuo stimato di PFAA di circa 1,81 chilogrammi. E non è solo un danno enorme per l’acqua.

“Il potenziale di bioaccumulo di queste sostanze chimiche è particolarmente elevato” ha spiegato Kimberley Miner, geochimica dell’University of Maine in Orono, che non ha preso parte allo studio.

I PFAA sono noti tra l’altro per essere particolarmente longevi: si concentrano infatti attraverso vari processi biogeochimici, e studi precedenti suggerivano che mangiare pesce catturato nel lago potrebbe essere dannoso per la salute umana.

Innanzitutto i microrganismi e gli insetti “inglobano” le molecole di queste sostanze nei loro tessuti, quindi i pesci e altri predatori li mangiano, facendo passare i contaminanti sulla rete alimentare in concentrazioni sempre più alte. E così potremmo ritrovarle anche nei nostri piatti.

“La Terra è un sistema chiuso. Tutto ciò che viene rilasciato sulla Terra, rimane da qualche parte sulla Terra” ha concluso la Miner.

Il lavoro è stato pubblicato su Journal of Geophysical Research: Atmospheres.

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Roberta De Carolis

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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