Centinaia di pescherecci cinesi stanno saccheggiando il mare nelle aree protette delle Galapagos

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La marina militare dell’Ecuador ha rilevato un aumento del numero di pescherecci cinesi sul limite internazionale delle Isole Galapagos.

Le navi sono passate da 260 a 340 e sono impegnate nella pesca intensiva a 200 miglia dall’arcipelago ecuadoriano, area protetta Patrimonio Unesco.

Le prime segnalazioni della presenza delle imbarcazioni sono arrivate all’inizio di giugno: la flotta sarebbe composta soprattutto da pescherecci da traino, vietati nelle acque territoriali cinesi e noti per aver danneggiato gli ecosistemi trascinando le reti lungo il fondo marino.

All’inizio di agosto, si è scoperto che 200 dei pescherecci cinesi presenti nella zona hanno sconfinato nella zona protetta per pescare illegalmente. Ora sembra che le imbarcazioni siano ancora di più e il danno potrebbe essere ben superiore rispetto al previsto.

Questa settimana, il ministro degli Esteri Luis Gallegos ha avviato colloqui con la Cina per verificare se le imbarcazioni sono in regola o meno. Il sospetto è che tutte le navi presenti si stiano muovendo nei luoghi vietati.

Riuscire a scoprire la presenza di queste navi e verificare se stiano operando in modo legale è difficile. La flotta cinese – la più grande del mondo – include migliaia di imbarcazioni: molte di queste restano in mare per lunghi periodi pescando per tutto il tempo senza tornare mai in porto. Spesso battono bandiere di altri paesi e il pescato è trasferito di volta in volta su navi in regola, mentre quelle non in regola si mimetizzano tra le imbarcazioni non adibite alla pesca.

Luis Gallegos ha sottolineato l’importanza di avviare un monitoraggio satellitare con la collaborazione dei Paesi che compongono la Commissione del Sud Pacifico per sorvegliare l’attività delle navi, ma il comandante della marina, Darwin Jarrín, ha spiegato che circa la metà delle 340 navi al largo del Ecuador ha spento i sistemi di localizzazione a bordo, rendendo impossibile rilevarne la presenza. Questo fa capire quanto sia complicato per i piccoli paesi riuscire a contrastare la pesca illegale nei propri mari.

La Cina dovrebbe operare con maggiore trasparenza in merito alla proprietà dei pescherecci, alla loro posizione in tempo reale e alla quantità di pescato. In mancanza di trasparenza è praticamente impossibile sapere dove si muovono queste navi, quante catture effettuano e quali specie pescano.

La flotta cinese si sposta di frequente nel mare di altri paesi, muovendosi al largo, anche in aree protette. Una volta spenti i sistemi di localizzazione sulle navi, queste diventano invisibili e lavorano incessantemente violando qualsiasi regolamento. Attività simili contribuiscono all’esaurimento degli stock ittici negli oceani, minacciano la sicurezza alimentare delle comunità costiere e distruggono interi ecosistemi.

Fonte di riferimento: The Guardian/El Universo

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Laureata in Scienze e Tecnologie Erboristiche, redattrice web dal 2013, ha pubblicato per Edizioni Età dell’Acquario "Saponi e cosmetici fai da te", "La Salvia tuttofare" e "La cipolla tuttofare".
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